Il 20 luglio 2026 l’Euribor a 1 anno è salito a 2,881% mentre l’IRS a 10 anni si è attestato a 3,19%: il differenziale tra i due indici scende a 0,309 punti percentuali. Per chi deve scegliere il mutuo, la forbice tra tasso fisso e variabile non è mai stata così stretta. E le migliori offerte a tasso fisso arrivano a battere persino il parametro IRS, rendendo il fisso la scelta più protettiva in questa fase.
Fisso contro variabile: lo spread non è mai stato così basso
La fotografia dei fixing di lunedì 20 luglio mostra un Euribor in deciso movimento al rialzo sulle scadenze brevi (1 mese a 2,234%, 3 mesi a 2,493%) e un IRS che sale di appena 2-3 centesimi su tutte le durate (10 anni 3,19%, 20 anni 3,37%). Il risultato è un differenziale tra il costo del fisso e quello del variabile che si assottiglia. Con un gap di soli 0,309 punti, la sicurezza della rata bloccata pesa molto più del piccolo sovrapprezzo iniziale. A rendere il confronto ancora più netto ci pensano le banche: oggi si trovano mutui a tasso fisso con TAN inferiori allo stesso IRS, un segnale di concorrenza che premia chi sceglie di fissare il tasso.
Le migliori offerte a tasso fisso: il 3,04% batte l’IRS
Le tre proposte più competitive rilevate il 21 luglio 2026 su MutuiOnline.it (per un mutuo prima casa di 100.000 euro in 30 anni) parlano chiaro:
| Istituto | TAN | Rata mensile |
|---|---|---|
| Credem | 3,04% | 423,76 € |
| Banco di Desio e della Brianza | 3,10% | 427,02 € |
| Banco di Sardegna | 3,20% | 432,47 € |
La rata più bassa, quella di Credem a 423,76 euro, si posiziona sotto il tasso IRS a 10 anni (3,19%), dimostrando che bloccare il costo del finanziamento oggi non significa pagare un premio rispetto al parametro di riferimento. Anche le altre due offerte restano nella fascia 427‑432 euro, sostanzialmente allineate al costo effettivo di un variabile indicizzato all’Euribor 1 anno, senza però esporre la rata ai futuri rialzi.
Variabile: rate in aumento per chi ha già il mutuo
L’Euribor a 1 mese ha guadagnato 2,4 centesimi (da 2,21% a 2,234%), quello a 3 mesi è salito di 1 punto base (2,493%). Per chi ha un mutuo a tasso variabile indicizzato a queste scadenze, l’effetto è immediato: la rata di giugno‑luglio ricalcolata sarà un po’ più pesante. Con l’Euribor a 1 anno che sale a 2,881%, anche i nuovi contratti variabili diventano meno convenienti rispetto a un fisso ormai quasi equivalente come costo. Il confronto si traduce in una domanda concreta: conviene ancora tenere un variabile?
Surroga e rinegoziazione: la finestra ottimale è adesso
Con tassi fissi ai minimi relativi e spread ridotti, chi ha acceso un mutuo variabile negli ultimi due anni ha davanti un’opportunità di surroga senza spese (grazie alla legge Bersani) verso un tasso fisso competitivo. Anche la rinegoziazione con la propria banca diventa uno strumento pratico se si riesce a spuntare una riduzione dello spread. Il consiglio operativo è confrontare almeno tre preventivi e verificare sul loan‑to‑value se il proprio profilo può accedere alle offerte migliori, quelle con TAN sotto il 3,20%.
Con un Euribor in salita e un IRS ancora compresso, bloccare il tasso oggi elimina l’incertezza e, in prospettiva, fa risparmiare. La direzione dei tassi BCE e la pressione inflattiva suggeriscono che la finestra di convenienza per il fisso potrebbe non durare a lungo.
Fonti
Indice dei Contenuti
