Mutui: Euribor 1 anno al 2,918%, IRS a 3,22%. Fisso o variabile?

Il 21 luglio l’Euribor a 1 anno è salito a 2,918% e l’IRS a 10 anni a 3,22%. Il differenziale tra i due indici si è ridotto a 0,302 punti percentuali, uno dei valori più bassi dell’ultimo mese. Per chi oggi deve scegliere un mutuo, il costo della sicurezza del tasso fisso non è mai stato così vicino a quello del variabile: la protezione contro nuovi rialzi si compra con un sovrapprezzo contenuto, e alcune banche arrivano a offrire tassi fissi inferiori allo stesso IRS di riferimento.

Le migliori offerte a tasso fisso (rilevazione 22 luglio 2026)

I tre mutui a tasso fisso più competitivi per un finanziamento da 100.000 euro in 30 anni mostrano rate mensili comprese tra 423 e 432 euro:

BancaTANTAEGRata mensile
Credem3,04%3,42%€423,76
Banco di Desio e della Brianza3,10%3,31%€427,02
Banco BPM3,20%3,47%€432,47

L’offerta Credem è la più aggressiva: con un TAN del 3,04% si colloca 0,18 punti sotto l’IRS a 10 anni (3,22%). Significa che la banca sta prezzando il fisso al di sotto del costo di mercato della copertura a 10 anni, una finestra favorevole per chi vuole bloccare il tasso senza pagare un premio eccessivo.

L’Euribor sale sui mesi lunghi, scende sul breve

I fixing Euribor del 21 luglio raccontano un mercato monetario diviso:

Casa in miniatura con due frecce astratte blu e ambra che convergono, confronto tra tasso fisso e variabile per la scelta del mutuo
La forbice tra tasso fisso e variabile si è ridotta ai minimi, rendendo più sottile il vantaggio della protezione dai rialzi.
  • Euribor 1 mese: 2,204% (in ribasso da 2,234%)
  • Euribor 3 mesi: 2,475% (in ribasso da 2,493%)
  • Euribor 6 mesi: 2,689% (in lieve rialzo da 2,687%)
  • Euribor 1 anno: 2,918% (in rialzo da 2,881%)

I parametri a breve scendono, ma quello a 1 anno — il riferimento principe per i mutui variabili — è cresciuto di quasi 4 punti base in un giorno, proseguendo il trend di risalita cominciato dopo il rialzo BCE del 15 luglio. Un mutuo variabile agganciato all’Euribor 1 anno sconta quindi una rata in aumento, e l’assenza di un tetto rende il profilo di spesa meno prevedibile.

Fisso o variabile: cosa conviene a luglio 2026

Con un differenziale Euribor 1 anno-IRS 10 anni di appena 0,302 punti, il sovrapprezzo che si paga per blindare la rata è ridotto. Considerando i 100.000 euro di capitale su 30 anni:

  • un variabile puro allineato all’Euribor 1 anno genererebbe una rata indicativa che si muove intorno ai livelli attuali del parametro (con spread bancario da aggiungere);
  • un fisso con TAN 3,04% (Credem) costa 423,76 euro al mese, un valore che include già la certezza della rata per tre decenni.

La vera discriminante non è più il risparmio immediato: il variabile può ancora risultare leggermente più basso in fase di partenza, ma il gap si è assottigliato a tal punto che la protezione offerta dal fisso — in un contesto di tassi BCE ancora in possibile movimento — ha un costo opportunità minimo. La scelta si sposta quindi sulla tolleranza al rischio: chi non può permettersi sorprese sulla rata troverà nel fisso attuale un punto di ingresso più vantaggioso rispetto a poche settimane fa.

Chi ha già un variabile, con Euribor a 1 anno vicino al 2,92% e IRS a 10 anni a 3,22%, potrebbe valutare la surroga verso un fisso senza costi notarili, bloccando un tasso che oggi è sotto l’IRS di riferimento. È un’operazione che in questa fase di differenziale compresso massimizza il beneficio della rinegoziazione.

Fonti

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