Mutui 16 luglio 2026: Euribor giù, IRS su. Fisso o variabile?

Il 16 luglio l’Euribor ha invertito la rotta scendendo su tutte le scadenze, mentre i tassi IRS sono tornati a salire. Il segnale per chi sta valutando un mutuo casa è duplice: il costo del variabile si riduce e le migliori offerte a tasso fisso restano competitive, ma potrebbero non durare a lungo. La scelta tra le due opzioni diventa più sfumata.

Lo scatto del 16 luglio: cosa dicono i numeri

L’Euribor a 1 anno è passato dal 2,916% al 2,876%, e anche le scadenze più brevi sono arretrate: l’Euribor 3 mesi scende al 2,485% (-0,005 punti) e l’1 mese al 2,212%. Sul fronte dei mutui a tasso fisso, invece, l’IRS a 10 anni è salito al 3,2% (da 3,16%) e il 20 anni al 3,39%. Il differenziale tra l’indice variabile di riferimento (Euribor 1 anno) e quello fisso (IRS 10 anni) si riduce così a 0,324 punti percentuali.

Il movimento arriva il giorno dopo che la BCE ha aumentato i tassi di 25 punti base per contrastare l’inflazione, comprimendo ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie. I mercati monetari, però, hanno reagito con un alleggerimento dell’Euribor, segnale che la stretta potrebbe essere vicina al picco.

Mutui variabili: rata in discesa e confronto con il fisso

Per chi ha già un mutuo a tasso variabile indicizzato all’Euribor, il calo delle quotazioni si traduce in una riduzione della rata ai prossimi aggiornamenti. Chi deve accendere un nuovo finanziamento si trova davanti a un confronto serrato: da un lato l’Euribor a 1 anno al 2,876%, dall’altro un fisso che alcune banche propongono a un TAN di appena il 3,04% (Credem), con una rata mensile di 423,76 euro su 100.000 euro in 30 anni.

Bilancia con frecce dei tassi fissi e variabili su scrivania, mutui casa tra Euribor e IRS
La divergenza tra Euribor in calo e IRS in risalita rende la scelta tra tasso fisso e variabile più equilibrata che mai.

Considerando che lo spread tra i due indici puri è inferiore a mezzo punto, il costo di un variabile dipende dal margine applicato dalla banca. Se il differenziale rimane contenuto, il fisso può offrire una protezione quasi allo stesso prezzo, ma solo finché l’IRS non sale ulteriormente.

Le migliori offerte a tasso fisso sotto pressione

Le proposte delle banche restano aggressive nonostante il rialzo dell’IRS. Oltre al 3,04% di Credem, Banco di Desio applica un TAN del 3,10% (rata 427,02 euro) e Banco di Sardegna il 3,20% (rata 432,47 euro). Credem e Banco di Desio propongono valori inferiori all'IRS a 10 anni (3,04% e 3,10%), mentre Banco di Sardegna allinea il suo TAN all'indice di riferimento (3,20%), sintomo che gli istituti stanno comprimendo i margini per attrarre mutuatari.

La pressione dell’IRS in aumento, però, rischia di far scomparire queste condizioni nel giro di poche settimane. Chi vuole la certezza della rata bassa ha una finestra temporale stretta.

Surroga: cogliere il momento giusto

La giornata del 16 luglio rafforza il vantaggio della surroga. Chi ha un mutuo acceso a tasso fisso superiore al 3,5-4% può trasferire il finanziamento senza spese e portare la rata sotto i 430 euro mensili per 100.000 euro. Anche chi ha un variabile con spread elevato può valutare il passaggio a un fisso bloccato, incassando il risparmio immediato senza rinunciare alla protezione futura.

Il confronto tra Euribor in calo e IRS in rialzo sposta leggermente la convenienza a favore del variabile, ma solo per chi è disposto a tollerare oscillazioni. Il fisso a meno del 3,1%, oggi, resta una scelta difensiva difficile da battere.

Fonti

Fisso o variabile? Il fixing del 14 luglio congela il vantaggio del variabile: ora il fisso conviene quasi allo stesso prezzo

Il fixing Euribor e IRS di martedì 14 luglio 2026 disegna uno scenario insolito per chi sta cercando un mutuo: le scadenze brevi salgono, quelle lunghe restano ferme o scendono, e la distanza tra costo del variabile e costo del fisso si assottiglia fino a diventare quasi impercettibile. L’Euribor a 1 anno — parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile — ha toccato il 2,825%, in rialzo di 2,5 punti base rispetto al fixing precedente. L’IRS a 10 anni, che guida i fissi, è rimasto inchiodato a 3,15%. Il differenziale reale, al netto degli spread applicati dalle banche, è di appena 0,325 punti percentuali. Tradotto: bloccare il tasso oggi costa poco più che restare esposti alle oscillazioni, e per chi deve scegliere la convenienza pende dalla parte della prevedibilità.

Quanto costa davvero la scelta tra fisso e variabile

Il mercato sta prezzando uno scenario di tassi persistentemente elevati su tutta la curva. L’Euribor a 3 mesi sale a 2,452%, il 6 mesi a 2,654%, l’1 anno a 2,825%. Sul lato IRS, il 10 anni resta a 3,15%, il 15 anni scende a 3,29%, il 20 anni a 3,34%, il 25 anni a 3,32%, il 30 anni a 3,27%. I costi di finanziamento a medio-lungo termine non scendono, ma nemmeno salgono: restano su un plateau elevato da settimane, offrendo un punto di riferimento stabile per il fisso.

Per un mutuatario che deve decidere, il calcolo è questo: il TAN medio dei variabili si attesta a giugno 2026 al 2,78%, quello dei fissi al 3,26%. Il gap è di 0,48 punti, ma va letto insieme alla traiettoria dell’Euribor 1 anno, che solo il 7 luglio era al 2,695% e in una settimana è risalito di 13 punti base. Se il trend rialzista di breve periodo continua, il variabile perde rapidamente il suo margine di convenienza.

Tre opzioni per chi deve firmare oggi

La simulazione su un mutuo prima casa da 100.000 euro in 30 anni dà un quadro concreto dei costi e aiuta a orientarsi:

Grafici dei tassi di mutuo fisso e variabile convergenti sullo skyline di un distretto finanziario inondato di luce naturale
Il differenziale tra tasso fisso e variabile si assottiglia fino a diventare quasi impercettibile, rendendo il tasso fisso quasi concorrenziale.
OpzioneTasso di riferimentoRata mensile indicativa
Fisso con TAN 3,10% (miglior offerta Banco di Desio)IRS 10 anni a 3,15% + spread ridotto427,02 €
Fisso con TAN 3,20% (Banco di Sardegna, BPER)IRS 10 anni a 3,15% + spread standard432,47 €
Variabile indicizzato Euribor 1 anno2,825% + spread (stima ~0,2%)in crescita, potenzialmente sopra 430 €

La differenza tra la migliore offerta fissa e un variabile a condizioni medie è oggi nell’ordine di pochi euro al mese. Con un rialzo anche modesto dell’Euribor a 1 anno — e il fixing di ieri va in quella direzione — il variabile può facilmente superare il fisso come rata effettiva nel giro di uno o due trimestri.

Bloccare un tasso fisso al 3,10% significa comprare prevedibilità a un prezzo vicino allo zero, almeno rispetto all’alternativa indicizzata. La surroga resta un’opzione tattica: se i tassi IRS dovessero scendere in futuro, si può sempre trasferire il mutuo presso un’altra banca azzerando i costi. La rinegoziazione con la propria banca è un’alternativa per chi ha già un mutuo e vuole adeguare le condizioni senza cambiare istituto.

L’Euribor a 1 mese in lieve calo a 2,22% non sposta l’ago della bilancia: è la scadenza a 1 anno quella che conta per i variabili standard, e quella sta salendo.

Il costo di aspettare

Chi rimanda la firma sperando in un calo dei tassi sconta due rischi. Il primo è che l’IRS a 10 anni, fermo a 3,15%, potrebbe risalire come già accaduto tra il 9 e il 13 luglio, quando era passato da 3,13% a 3,15%. Il secondo è che l’Euribor continui a salire, erodendo il risparmio potenziale del variabile e rendendo più costoso anche l’ingresso nel fisso, perché le banche aggiornano gli spread in base alla volatilità attesa.

La fotografia del 14 luglio dice che il mercato non sta premiando l’attesa. I tassi fissi sono cari in termini assoluti, ma rapportati ai variabili sono i più vicini alla parità degli ultimi mesi. Per chi ha un loan-to-value sotto l’80% e un profilo di reddito stabile, il fisso con TAN 3,10% è oggi la scelta che minimizza il rischio di rata senza un aggravio di costo significativo.

Fonti

Euribor in calo, IRS in rialzo: conviene ancora il tasso fisso?

L'aggiornamento dei tassi del 13 luglio 2026 consegna ai mutuatari un quadro spaccato a metà: l'Euribor a 1 anno scende al 2,8% (dal 2,831% del fixing precedente), mentre l'IRS a 10 anni sale al 3,15% (dal 3,11%). Questa divaricazione — Euribor in flessione, IRS in tensione — è il dato che chi sta per firmare un mutuo deve guardare con più attenzione. La scelta tra fisso e variabile, in questo momento, si gioca su pochi decimi di punto, e la direzione dei due indici suggerisce traiettorie diverse per le rate dei prossimi mesi.

Cosa è successo ai tassi Euribor il 13 luglio

Il fixing di lunedì 13 luglio mostra un Euribor in ribasso generalizzato sulle scadenze brevi e medie. L'Euribor a 1 mese ha ceduto quasi 5 punti base, scendendo da 2,27% a 2,224%. L'Euribor a 3 mesi è l'unica eccezione in controtendenza: sale da 2,412% a 2,431%, segnalando una certa resistenza sul brevissimo termine. L'Euribor a 6 mesi cala leggermente a 2,621% (da 2,626%), mentre il parametro più rilevante per i mutui variabili — l'Euribor a 1 anno — arretra a 2,8%.

Per chi ha un mutuo a tasso variabile indicizzato all'Euribor 1 anno, il calo di 3,1 punti base in un solo fixing è un segnale favorevole. Il differenziale con il tasso fisso medio, che secondo elaborazioni dell'Osservatorio MutuiOnline.it basate sui dati di giugno 2026 si attestava a 0,48 punti percentuali (3,26% contro 2,78%), potrebbe assottigliarsi ulteriormente se il trend dell'Euribor proseguisse in questa direzione.

L'IRS sale: cosa significa per i nuovi mutui a tasso fisso

Sul fronte dei tassi fissi, l'IRS — il parametro interbancario che guida il pricing dei mutui a tasso fisso — ha registrato rialzi su quasi tutte le scadenze. L'IRS a 10 anni è salito a 3,15%, quello a 15 anni a 3,3%, il 20 anni a 3,34% e il 25 anni a 3,33%. Solo l'IRS a 30 anni è rimasto costante a 3,28%.

Linee di tendenza divergenti e monete d'oro su sfondo luminoso con skyline cittadino, tassi mutui in movimento contrastato
Euribor in calo e IRS in rialzo dividono in due il mercato dei mutui, con la scelta tra fisso e variabile affidata a pochi decimi di punto.

La dinamica è chiara: i fissi stanno incorporando un premio per il rischio di duration che il mercato non vuole abbandonare. Le migliori offerte di mutuo prima casa rilevate il 14 luglio — Banco di Desio con TAN 3,10%, Banco di Sardegna e BPER Banca con TAN 3,20% — riflettono esattamente questo livello di IRS. La rata mensile per 100.000 euro in 30 anni si attesta tra 427 e 432 euro, con TAEG che oscillano tra 3,31% e 3,45%.

Fisso o variabile: cosa conviene oggi

ParametroTasso fisso (migliori offerte)Tasso variabile (Euribor 1A + spread medio)
TAN3,10% – 3,20%2,8% (solo indice) + spread 0,5-0,8%
TAEG medio3,31% – 3,45%~3,3% – 3,6% (stima editoriale basata sugli spread medi di mercato rilevati a giugno 2026)
Rata mensile (100k€, 30 anni)427 – 432 €Variabile, oggi favorita dal calo Euribor
Rischio rialzo tassiAssente (rata bloccata)Presente (esposizione a futuri rialzi BCE)

La scelta oggi non è scontata. Con l'Euribor a 1 anno al 2,8%, un variabile con spread contenuto (0,5-0,7%) può offrire un TAN complessivo sotto il 3,5%, avvicinandosi al costo dei migliori fissi. Il vantaggio del variabile, in questa fase, sta nella possibilità di beneficiare di ulteriori cali dell'Euribor se la BCE dovesse allentare la politica monetaria nei prossimi trimestri.

Il fisso a 3,10-3,20% resta comunque una scelta difensiva solida per chi cerca certezza della rata su 20-30 anni. La differenza di costo rispetto al variabile, oggi, è contenuta — nell'ordine di 15-20 euro al mese su un finanziamento da 100.000 euro — e questo rende il premio assicurativo del fisso relativamente economico.

Chi ha già un mutuo e vuole ottimizzare può valutare due strade: la surroga verso un fisso più conveniente (i TAN sotto il 3,2% sono competitivi rispetto alla media di mercato) o la rinegoziazione con la propria banca, sfruttando la concorrenza tra istituti su un segmento — quello dei mutui casa — che secondo nostre elaborazioni su dati dell'Osservatorio MutuiOnline.it, a giugno 2026 mostrava uno spread tra fisso e variabile in forte restringimento.

Il fixing del 13 luglio conferma che la finestra per fissare un tasso sotto il 3,2% esiste ancora, ma il rialzo dell'IRS suggerisce che i margini per le banche si stanno comprimendo. Per chi deve scegliere oggi, la bussola è il proprio profilo di rischio: se la priorità è dormire tranquilli, il fisso a queste condizioni ha un costo della sicurezza storicamente basso.

Fonti

Mutui luglio 2026: con l’Euribor in risalita e l’IRS in calo, la forbice fisso-variabile non è mai stata così stretta

L’aggiornamento dei tassi di giovedì 9 luglio 2026 consegna ai mutuatari un quadro schizofrenico: l’Euribor sale su tutte le scadenze, mentre l’IRS scende o resta fermo. Il risultato pratico è una forbice tra mutuo fisso e variabile che continua a comprimersi, e chi oggi deve firmare un finanziamento casa si trova davanti a un bivio dove la scelta non è più scontata come lo era fino a pochi mesi fa.

L’Euribor a 1 anno — parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile — ha toccato il 2,813%, in deciso rialzo dal 2,737% del fixing precedente. Sul fronte opposto, l’IRS a 10 anni — indice guida per i fissi — è sceso a 3,13% dal 3,15%. Mentre il primo spinge le rate dei variabili verso l’alto, il secondo raffredda il costo dei nuovi fissi. È esattamente il meccanismo che sta assottigliando il differenziale tra le due opzioni.

I numeri del 9 luglio: cosa è successo ai tassi di riferimento

I dati pubblicati dall’Osservatorio Tassi di MutuiOnline.it mostrano un movimento unidirezionale per l’Euribor: tutte le scadenze in rialzo. Ecco il dettaglio:

Scadenza EuriborFixing 9/07/2026Fixing precedenteVariazione
1 mese2,259%2,252%+0,007
3 mesi2,378%2,353%+0,025
6 mesi2,605%2,567%+0,038
1 anno2,813%2,737%+0,076

Sul versante IRS, il movimento è opposto: calano tutte le scadenze tranne il 30 anni, che resta inchiodato a 3,29%.

Scadenza IRSFixing 9/07/2026Fixing precedenteVariazione
10 anni3,13%3,15%-0,02
15 anni3,29%3,30%-0,01
20 anni3,34%3,35%-0,01
25 anni3,33%3,34%-0,01
30 anni3,29%3,29%invariato

Il balzo più significativo è quello dell’Euribor a 1 anno (+0,076 punti percentuali in un solo giorno), che da solo basta a far scattare un campanello d’allarme per chi ha un variabile in ammortamento o sta pensando di accenderlo.

Fisso o variabile? Il confronto con i TAN medi di giugno

Per capire cosa significhino questi numeri nella pratica, basta incrociarli con i TAN medi rilevati a giugno 2026: il tasso fisso medio si attesta al 3,26%, mentre il variabile è al 2,78%. Meno di mezzo punto percentuale separa le due opzioni.

Bivio finanziario tra mutuo fisso e variabile con due percorsi divergenti illuminati dal sole sullo skyline di un distretto degli affari
La forbice tra fisso e variabile si comprime mentre l'Euribor sale e l'IRS scende, rendendo la scelta del mutuo meno scontata.

Un divario che fino a un anno fa superava il punto percentuale e che oggi, con l’Euribor in crescita e l’IRS in contenimento, si è quasi dimezzato. Tradotto in rata: su un mutuo da 100.000 euro a 30 anni, la differenza mensile tra un fisso e un variabile è ormai contenuta in poche decine di euro.

Le offerte rilevate l’11 luglio lo confermano: Banco di Desio e della Brianza propone un fisso con TAN al 3,10% e rata mensile da 427,02 euro. Banco di Sardegna e BPER Banca offrono TAN al 3,20% con rata da 432,47 euro. Sono condizioni che, fino a qualche trimestre fa, erano appannaggio quasi esclusivo dei variabili.

Cosa significa per chi deve scegliere (o cambiare) mutuo

Chi oggi è in fase di istruttoria ha davanti uno scenario in cui il premio di sicurezza del tasso fisso — il sovrapprezzo che si paga per blindare la rata contro futuri rialzi — è ai minimi. Con l’Euribor a 1 anno già al 2,813% e in tendenza rialzista, il variabile parte da una base più alta rispetto al passato e offre un risparmio iniziale che si sta assottigliando.

Per i mutui già in essere, la surroga diventa uno strumento tattico: passare da un variabile a un fisso oggi costa poco in termini di spread, e con l’IRS a 3,13% sui 10 anni si può strappare un TAN competitivo. Anche la rinegoziazione con la propria banca merita un tentativo, specie se il contratto in essere è stato firmato quando i fissi viaggiavano sopra il 3,5%.

Il dato chiave è questo: se a giugno il TAN medio variabile era 2,78% e quello fisso 3,26%, il differenziale è di appena 0,48 punti percentuali. Considerando che l’Euribor a 1 anno ha guadagnato quasi 8 centesimi in una sola seduta e ha invertito il trend al ribasso già dal 7 luglio scorso, il sorpasso del variabile sul fisso non è più un’ipotesi teorica ma uno scenario concreto che potrebbe materializzarsi entro l’autunno.

Per chi ha un orizzonte temporale lungo e un loan-to-value nella media, il fisso oggi offre una protezione a un prezzo storicamente basso. Per chi invece punta a estinguere in tempi più brevi o ha margine per assorbire oscillazioni di rata, il variabile resta un’opzione, ma con un vantaggio di partenza che si sta erodendo giorno dopo giorno.

Fonti

Mutui, tasso medio al 3,96%: la mossa giusta per chi sceglie oggi

Il Taeg sui nuovi mutui casa ha toccato il 3,96% a maggio 2026, il livello più alto dall’agosto 2024. Per chi sta per firmare un finanziamento o ha una rata variabile che si sta appesantendo, il dato di Bankitalia non è solo una cifra: cambia la gerarchia delle scelte. Il vero snodo oggi non è se i tassi saliranno, ma quale struttura di mutuo offre il miglior rapporto tra costo immediato e protezione futura.

Il termometro di maggio: cosa cambia per chi accende un mutuo

Il Taeg medio (Tasso Annuale Effettivo Globale, che include spese e commissioni) è salito al 3,96% dal 3,91% di aprile, dopo aver toccato un minimo di periodo al 3,81% a marzo. Non è un’impennata, ma una correzione al rialzo che arriva dopo mesi di relativa stabilità. Secondo i dati della Banca d’Italia, a maggio la quota di mutui con periodo di determinazione iniziale del tasso fino a 1 anno – quelli a tasso variabile puro o con preammortamento breve – si è attestata al 18,7%. Significa che quasi un mutuatario su cinque sta ancora scommettendo sul variabile, nonostante i segnali di tensione.

I prestiti alle famiglie continuano a crescere: +2,6% su base annua, in linea con aprile e marzo. La domanda di credito per la casa non si è fermata, ma sta cambiando composizione.

Fisso o variabile: due velocità a confronto

Chi deve scegliere oggi si trova davanti a due binari che puntano in direzioni opposte.

Da un lato, i tassi fissi medi sono in calo, favoriti dalla discesa dei rendimenti di mercato che guidano l’Irs a 10 anni, il parametro di riferimento per i mutui a tasso fisso. Dall’altro, i tassi variabili restano più bassi ma stanno risalendo, sospinti dal rialzo del costo del denaro deciso dalla Bce e dall’andamento dell’Euribor a 1 anno, che ha invertito la rotta.

Tasso mutui in rialzo rappresentato da linea di tendenza su quartiere residenziale italiano illuminato dal sole primaverile
Il Taeg medio sui nuovi mutui casa sale al 3,96% a maggio 2026, il valore più alto da agosto 2024.

La conseguenza è un differenziale sempre più stretto tra rata fissa e rata variabile: su un mutuo tipo da 100.000 euro a 30 anni, oggi la soluzione a tasso fisso costa solo qualche decina di euro in più al mese. Un “premio di sicurezza” contenuto, che – con l’inflazione ancora calda e le tensioni geopolitiche in corso (il Codacons parla di “effetto Iran”) – potrebbe trasformarsi in un affare.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha definito il dato Bankitalia “una pessima notizia” e ha calcolato che chi sottoscrive oggi un mutuo a tasso variabile pagherà una rata superiore di circa 29,50 euro al mese rispetto a un anno fa, per un aggravio di 354 euro l’anno. Il variabile resta più economico del fisso al momento della firma, ma il costo aggiuntivo rispetto al passato sta crescendo.

Surroga e rinegoziazione: le armi per ottimizzare

Con i tassi in movimento, la surroga diventa lo strumento tattico più utile per chi ha già un mutuo. Portare il vecchio finanziamento a un tasso fisso aggiornato – sfruttando il calo dei tassi fissi in corso – può abbattere la rata senza costi notarili. Per chi invece ha un variabile e vuole resistere, la rinegoziazione dello spread con la propria banca è un’opzione spesso sottovalutata: con l’Euribor in salita, uno spread più basso può fare la differenza su decine di euro al mese.

Il profilo di rischio personale fa il resto del lavoro. Un mutuatario con loan-to-value alto (poca liquidità, casa finanziata quasi al 100%) ha meno margine per assorbire rialzi futuri e dovrebbe valutare seriamente il fisso, anche se oggi costa leggermente di più. Chi ha un cuscinetto di risparmio e un orizzonte temporale più breve (15-20 anni) può ancora considerare il variabile, puntando sul differenziale di partenza.

Il calcolo che guida la scelta

Se confrontiamo l’esiguo differenziale odierno tra fisso e variabile con l’aggravio annuo calcolato da Dona per i nuovi variabili (354 euro), emerge un punto di pareggio delicato: il fisso recupera il premio iniziale se i tassi a breve salgono ancora di qualche decina di punti base nel corso del prossimo anno. Non è uno scenario remoto, viste le tensioni che stanno già spingendo Bankitalia a registrare rialzi su mutui e prestiti alle imprese.

Per chi oggi è al bivio, la domanda non è più quale tasso sia più basso oggi, ma quale sarà più basso tra due anni. E con il fisso in discesa e il variabile in ripresa, la finestra per bloccarlo a condizioni vantaggiose potrebbe non restare aperta a lungo.

Fonti

Mutui, IRS 10 anni sale a 3,05%: il fisso si allontana dal variabile, ma le migliori offerte restano sotto il 3,10%

Con l’IRS a 10 anni salito ieri a 3,05% e l’Euribor a 1 anno in rialzo a 2,695%, lo spread tra il costo del fisso e quello del variabile tocca quota 0,355 punti percentuali. È un allargamento netto rispetto ai 0,317 punti di quattro giorni fa e ai 0,227 di inizio mese. Per chi sta per firmare un mutuo, il segnale è duplice: il fisso si sta progressivamente allontanando dal variabile, ma le banche continuano a comprimere il margine tra IRS e TAN finale, tenendo aperta una finestra competitiva per chi cerca certezza sulla rata.

Quanto costa oggi il mutuo fisso: le migliori offerte sul mercato

I fixing IRS del 7 luglio 2026 mostrano rialzi su tutte le scadenze: il 10 anni passa da 3,01% a 3,05%, il 15 anni da 3,17% a 3,21%, il 20 anni da 3,24% a 3,28%, il 25 anni da 3,23% a 3,27%, il 30 anni da 3,2% a 3,23%. L’IRS è il tasso interbancario che le banche usano come riferimento per prezzare i mutui a tasso fisso: quando sale, il costo dei nuovi fissi tende a seguirne la traiettoria.

Nonostante il rialzo, le offerze restano competitive. Ecco le tre migliori proposte per un mutuo prima casa da 100.000 euro in 30 anni, rilevate l’8 luglio 2026 alle 9:00:

BancaProdottoTANTAEGRata mensileSpese istruttoriaSpese perizia
CredemMutuo Tasso Fisso3,06%3,44%424,85 €1.200 €300 €
Banco di DesioMutuo D-Evolution3,10%3,31%427,02 €800 €237,90 €
Banco di SardegnaMutuo Casa Tasso Fisso Promo3,20%3,45%432,47 €998 €350 €

Il TAN migliore è quello di Credem al 3,06%, appena 1 punto base sopra l’IRS a 10 anni: un differenziale ridotto che segnala una forte pressione competitiva tra gli istituti. Banco di Desio compensa un TAN leggermente più alto (3,10%) con spese di istruttoria e perizia più basse (1.037,90 € totali contro i 1.500 € di Credem), un fattore da pesare soprattutto su finanziamenti di importo contenuto, dove i costi iniziali incidono di più sul TAEG.

Tassi mutui in rialzo, grafici con curve divergenti sullo skyline di un distretto finanziario, spread tra tasso fisso e variabile in aumento
L'IRS a 10 anni sale al 3,05% e lo spread tra fisso e variabile si allarga, ma le migliori offerte restano competitive sotto il 3,10%.

Variabile: Euribor a breve in calo, ma l’1 anno inverte la rotta

Sul fronte dell’Euribor, il fixing del 7 luglio restituisce un quadro a due velocità. Le scadenze brevi continuano a scendere: l’1 mese cala a 2,223% (da 2,224%), il 3 mesi a 2,313% (da 2,321%), il 6 mesi a 2,542% (da 2,547%). L’1 anno, scadenza più rilevante per i mutui variabili di nuova stipula, inverte invece direzione e sale a 2,695% dal 2,693% precedente.

Si tratta di un movimento minimo in termini assoluti, ma significativo perché interrompe la tendenza al ribasso delle ultime sedute. Il TAN medio dei mutui variabili, dopo il rialzo di 25 punti base deciso dalla BCE il 17 giugno 2026, si attesta al 2,78%: per un mutuo da 100.000 euro in 30 anni, la rata indicativa si colloca intorno ai 413 euro mensili, circa 11-12 euro in meno rispetto al miglior fisso disponibile oggi.

Fisso o variabile: cosa pesa di più con lo spread attuale?

Con 0,355 punti percentuali di distanza tra IRS 10 anni ed Euribor 1 anno, la scelta tra fisso e variabile si gioca su un premio di sicurezza che oggi vale circa 10-15 euro al mese su un finanziamento standard da 100.000 euro. Un differenziale storicamente contenuto, che rende il fisso ancora appetibile per chi non vuole esporsi al rischio di nuovi rialzi BCE.

Tre fattori da mettere sul piatto oggi:

  • Durata del mutuo: su 30 anni, il vantaggio di rata del variabile si erode rapidamente se l’Euribor risale. Con il fisso al 3,06% si blocca un costo certo per tre decenni.
  • Surroga e rinegoziazione: chi ha un fisso acceso negli ultimi 12-18 mesi a tassi superiori al 3,50% ha oggi lo spazio per surrogare verso offerte sotto il 3,10%, abbattendo la rata di 20-25 euro mensili senza costi notarili.
  • Loan-to-value: le condizioni migliori restano riservate a LTV sotto l’80%. Chi supera questa soglia paga spread più alti e perde parte del vantaggio competitivo attuale.

La forbice tra fisso e variabile si sta allargando, ma il mercato dei fissi resta sorprendentemente aggressivo. Il tempo per bloccare un TAN sotto il 3,10% potrebbe non durare a lungo se l’IRS continuerà a salire nelle prossime sedute.

Fonti

Mutui, IRS a 3,01% ed Euribor frena: quale tasso conviene a luglio 2026?

Lunedì 6 luglio l’IRS a 10 anni ha toccato quota 3,01%, in rialzo di 2 punti base, mentre l’Euribor a 1 anno è sceso a 2,693%. Il differenziale tra i due indici di riferimento — il costo della sicurezza del tasso fisso — si allarga così a 0,317 punti percentuali, rispetto allo 0,227 registrato appena quattro giorni prima. Per chi sta per firmare un mutuo prima casa, il messaggio è netto: il fisso torna a costare un po’ di più, mentre il variabile mostra segnali di raffreddamento sulle scadenze lunghe. La scelta tra le due opzioni si gioca su un equilibrio più instabile rispetto alle settimane scorse.

Cosa è successo ai tassi il 6 luglio 2026

L’Osservatorio tassi di MutuiOnline.it fotografa un Euribor in movimento contrastato il 6 luglio 2026. Le scadenze brevi salgono o restano ferme, quelle lunghe scendono:

  • Euribor 1 mese: 2,224% (+0,019%)
  • Euribor 3 mesi: 2,321% (stabile)
  • Euribor 6 mesi: 2,547% (-0,007%)
  • Euribor 1 anno: 2,693% (-0,016%)

Sul fronte degli IRS, che determinano il costo dei mutui a tasso fisso, il rialzo è generalizzato su tutte le durate. L’IRS a 10 anni sale a 3,01% (+0,02%), il 20 anni a 3,24% (+0,02%), il 30 anni a 3,20% (+0,03%).

Questa dinamica è rilevante per chi sceglie la durata del finanziamento: più ci si allontana nel tempo, più i tassi fissi assorbono le aspettative di un costo del denaro elevato ancora per diversi trimestri.

Quanto costa oggi un mutuo a tasso fisso

Con l’IRS decennale oltre la soglia psicologica del 3%, le migliori offerte a tasso fisso per un mutuo prima casa da 100.000 euro in 30 anni (profilo: impiegato 35 anni, Milano, reddito 2.600 euro mensili) si concentrano in una fascia ristretta:

BancaTANTAEGRata mensile
Credem – Mutuo Tasso Fisso3,03%3,41%423,22 €
Banco di Desio – Mutuo D-Evolution3,10%3,31%427,02 €
Banco di Sardegna – Mutuo Casa Tasso Fisso Promo3,20%3,45%432,47 €

La differenza tra la rata più bassa e quella più alta è di soli 9,25 euro al mese, ma il TAEG — che include spese di istruttoria e perizia — varia di 14 punti base tra Banco di Desio (3,31%) e Banco di Sardegna (3,45%). Scegliere solo guardando al TAN, insomma, può costare caro: le spese iniziali incidono in modo diverso sul costo complessivo del finanziamento.

Tassi Euribor e IRS del 6 luglio 2026: dati aggiornati
Composizione di carta ritagliata con agente immobiliare, casa e mutuo con interessi. Foto di Monstera Production su Pexels

Fisso o variabile: cosa pesa sulla scelta a luglio 2026

Il TAN medio del variabile è salito al 2,78% dopo il rialzo di 25 punti base deciso dalla BCE l’11 giugno 2026. Rispetto all’Euribor a 1 anno di ieri (2,693%), il margine applicato dalle banche sui nuovi mutui variabili si aggira intorno a circa 8,7 punti base effettivi. Su un finanziamento ventennale da 150.000 euro, il variabile al 2,78% comporta oggi una rata di circa 815 euro mensili.

Il divario fisso-variabile si è compresso da 73 a 48 punti base tra maggio e giugno 2026, ma il rialzo dell’IRS di ieri rischia di riaprire la forbice. Chi sceglie oggi il fisso paga una protezione: la rata non si muove anche se la BCE dovesse alzare ancora i tassi. Chi opta per il variabile scommette su un Euribor che, dopo il calo sulle scadenze a 6 mesi e 1 anno registrato il 6 luglio, potrebbe stabilizzarsi o scendere ulteriormente nei prossimi mesi.

Il tasso fisso migliore (3,03% del Credem) offre una rata di 423,22 euro. Se l’Euribor a 1 anno dovesse risalire di circa 34 punti base (a 3,033%), il variabile con uno spread medio di circa 8,7 punti base raggiungerebbe il 3,12%, superando il fisso più conveniente. La storia recente — con la BCE ancora in modalità restrittiva — rende questo scenario tutt’altro che improbabile.

Surroga e rinegoziazione: l’alternativa per chi ha già un mutuo

Con l’IRS a 10 anni fermo sopra il 3% e le offerte bancarie in movimento, anche chi ha già acceso un mutuo può agire. La surroga permette di trasferire il finanziamento a un’altra banca azzerando le spese notarili e di istruttoria, mentre la rinegoziazione consente di rivedere spread e durata con l’istituto attuale.

Il calo del TAN medio del fisso dal 3,38% di maggio al 3,26% di giugno segnala che le banche stanno comprimendo i margini per restare competitive nonostante un IRS in salita. È una finestra che merita attenzione: chi ha sottoscritto un fisso a condizioni peggiori anche solo tre mesi fa, oggi può trovare sul mercato una rata mensile più leggera di 15-20 euro.

Il differenziale IRS-Euribor a 0,317 punti percentuali del 6 luglio 2026 non rende né il fisso né il variabile la scelta scontata. La decisione dipende dalla lettura che ogni mutuatario dà della traiettoria BCE: il fisso costa un premio contenuto ma crescente per blindare la rata, il variabile sconta ancora il rialzo di giugno e aspetta di capire se il calo dell’Euribor sulle scadenze lunghe è l’inizio di una tendenza o solo un rimbalzo tecnico.

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Mutui luglio 2026: tassi Euribor e IRS in rialzo, il fisso resta la scelta più stabile

L'Euribor a 1 anno sale al 2,733% e l'IRS a 10 anni tocca il 2,96%. Entrambi gli indici registrano un rialzo il 2 luglio 2026, segnale che la fase di distensione dei tassi non è ancora arrivata. Per chi sta valutando un mutuo, il dato chiave è che lo spread tra i due mondi — variabile e fisso — resta compresso, con il fisso che continua a offrire maggiore prevedibilità a un prezzo competitivo.

Quanto costa oggi il mutuo a tasso fisso

I migliori tassi fissi disponibili sul mercato confermano una forbice tra il 2,98% e il 3,20% di TAN per un mutuo prima casa da 100.000 euro in 30 anni.

BancaTANRata mensileTAEG
Credem2,98%420,53 €3,36%
Banco di Sardegna3,20%432,47 €3,45%
BPER Banca3,20%432,47 €3,45%

Credem si posiziona sotto la soglia psicologica del 3%, con una rata di circa 420 euro mensili, 12 euro in meno rispetto alle offerte di Banco di Sardegna e BPER Banca. La differenza può sembrare modesta, ma su 30 anni si traduce in oltre 4.300 euro di risparmio complessivo.

Il TAN medio del fisso a giugno 2026 era sceso al 3,26% dal 3,38% di maggio. Un trend in miglioramento, anche se i fixing IRS del 2 luglio — con il decennale in rialzo al 2,96% — suggeriscono che i margini per ulteriori cali immediati sono limitati.

Il variabile conviene ancora?

L'Euribor a 1 anno, parametro di riferimento per i mutui variabili, si attesta al 2,733%, in lieve rialzo rispetto al 2,727% del fixing precedente.

Dopo il rialzo di 25 punti base deciso dalla BCE il 17 giugno 2026, il TAN medio del variabile è salito al 2,78%, riducendo il divario rispetto al fisso a 48 punti base — poco meno di mezzo punto percentuale. Tradotto in euro: su un mutuo ventennale da 150.000 euro, la rata variabile è passata da 797 a 815 euro mensili.

Aggiornamento tassi Euribor e IRS al 2 luglio 2026
Miniatura di casa con chiavi e contratto, simbolo tradizionale delle transazioni immobiliari. Foto di Atlantic Ambience su Pexels

Il risparmio mensile rispetto a un fisso si è compresso sotto i 20 euro su finanziamenti tipo. Una cifra che non giustifica più, per molti profili di mutuatario, l'esposizione al rischio di nuovi rialzi.

Euribor e IRS a confronto: cosa dicono i fixing del 2 luglio

Tutti gli indici Euribor hanno registrato rialzi il 2 luglio 2026 rispetto al fixing del giorno precedente:

  • Euribor 1 mese: da 2,192% a 2,211%
  • Euribor 3 mesi: da 2,312% a 2,335%
  • Euribor 6 mesi: da 2,554% a 2,565%
  • Euribor 1 anno: da 2,727% a 2,733%

Anche gli IRS, utilizzati come base per i mutui a tasso fisso, sono saliti su tutte le scadenze:

  • IRS 10 anni: da 2,94% a 2,96%
  • IRS 15 anni: da 3,10% a 3,13%
  • IRS 20 anni: da 3,17% a 3,19%
  • IRS 25 anni: da 3,16% a 3,19%
  • IRS 30 anni: da 3,12% a 3,15%

Il differenziale tra IRS 10 anni ed Euribor 1 anno è di 0,227 punti percentuali. Il 1° luglio era di 0,213 punti: lo spread si è leggermente allargato, ma resta su livelli storicamente contenuti, segno che la parità tra fisso e variabile è una condizione strutturale di questa fase di mercato.

Fisso o variabile: la scelta oggi

Con il variabile che offre un risparmio mensile esiguo e il fisso che si mantiene accessibile, la decisione dipende dal profilo di rischio.

Chi ha redditi stabili e una buona capacità di risparmio può ancora valutare il variabile, contando su un possibile — ma non garantito — allentamento della politica monetaria BCE nei prossimi trimestri. Per tutti gli altri, il fisso sotto il 3% rappresenta un'opzione che blocca la rata per 20-30 anni senza sorprese, in un contesto in cui l'IRS decennale a 2,96% lascia spazio a offerte bancarie ancora competitive.

Un calcolo concreto: su 100.000 euro in 30 anni, la differenza tra la migliore offerta fissa (420 euro) e un variabile indicizzato all'Euribor 1 anno più spread medio dell'1% (circa 427 euro ipotizzando un TAN del 3,73%) è di pochi euro. Il costo della tranquillità, in questa fase, è praticamente azzerato.

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Surroga mutuo giugno 2026: fisso o variabile, quale conviene davvero?

Chi deve scegliere se restare sul tasso attuale o cambiare banca ha oggi un quadro più chiaro: la surroga è a costo zero e il confronto fisso-variabile parla a favore del fisso, con un vantaggio di prevedibilità che vale ancora la pena bloccare.

Fisso contro variabile: i numeri del secondo trimestre 2026

Il dato che orienta la scelta è il differenziale tra i due tassi. L'Euribor a 3 mesi si attesta al 2,303%, mentre il tasso medio sui nuovi mutui a tasso fisso è al 3,49%: uno spread di circa 119 punti base. Non è un divario enorme, ma il fisso offre ciò che il variabile non può garantire: la rata invariata per tutta la durata residua, indipendentemente da future oscillazioni dell'Euribor. Non sorprende che il 92,3% dei nuovi richiedenti nel Q2 2026 abbia scelto il fisso.

Confronto tasso fisso e variabile per surroga mutuo, casa e grafici in scena finanziaria concettuale
Il confronto tra tasso fisso e variabile guida la scelta di chi valuta la surroga del mutuo a giugno 2026.

Quando conviene la surroga: il caso concreto

La surroga è la leva principale per chi ha firmato al picco dei tassi. Un mutuo stipulato a dicembre 2023 al 4,42% può trasferirsi oggi al 3,49%: quasi un punto di differenza che si traduce in un risparmio di 142 euro al mese, calcolato da mutui.it su capitali e durate medie. Su base annua fanno oltre 1.704 euro recuperati senza modificare importo né durata residua e senza spese: nessun costo notarile, nessuna commissione. Facile.it ha segnalato tre offerte di surroga da valutare entro fine giugno.

Quale strategia scegliere nella nuova banca

Con lo spread fisso-variabile sotto quota 150 punti base, la scelta nella surroga ricade quasi sempre sul fisso. Il variabile permetterebbe di partire da un tasso nominale inferiore, ma il guadagno iniziale è limitato e il rischio di rialzo dell'Euribor rimane aperto. Chi cerca certezza della rata nel medio termine trova nel fisso la risposta più difensiva. I valori di spread comunicati dalle singole banche possono discostarsi dal dato medio di sistema in funzione del profilo del mutuatario e della durata residua: il confronto tra più istituti resta quindi il passaggio obbligato prima di firmare.

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Mutui: il rialzo BCE dimezza il vantaggio del variabile sul fisso

Con il rialzo dell'11 giugno 2026, la Banca Centrale Europea ha chiuso una fase di tassi fermi durata dodici mesi inaugurando quello che gli analisti definiscono un approccio possibilmente più restrittivo da parte dell'Eurotower. Il risparmio di chi ha scelto il variabile rispetto al fisso si è già dimezzato — da circa 12.000 a 6.650 euro sull'intera durata del mutuo — e il presidente della Deutsche Bundesbank Joachim Nagel ha dichiarato che la BCE è pronta ad aumentare nuovamente i tassi a luglio, se necessario. Il tempo a disposizione per scegliere con vantaggio il tasso variabile si sta esaurendo rapidamente.

Le simulazioni: dove sta il vantaggio oggi

Prima del rialzo di 25 punti base, su un mutuo da 100.000 euro a 20 anni, la differenza mensile tra variabile e fisso era di 40 euro: rata di 534 euro contro 574 euro a tasso fisso. Dopo l'11 giugno, con il Tan medio del variabile salito dal 2,58% al 2,83%, la rata variabile tocca 546 euro e il risparmio mensile scende a 28 euro. Il risparmio complessivo — calcolato da Mutuionline sull'orizzonte medio effettivo dei contratti, pari a circa 25 anni — scenderebbe da circa 12.000 a 6.650 euro. Il quadro peggiora nell'ipotesi — non speculativa, visto l'avvertimento di Nagel — di un secondo rialzo entro fine 2026:

ScenarioRata mensile variabile (100.000€/20 anni)Risparmio mensile vs fisso
Prima del rialzo giugno 2026534 €40 €
Dopo rialzo +25 bp (11 giugno 2026)546 €28 €
Ipotesi ulteriore +25 bp entro 2026559 €15 €

Il mercato ha già scelto: fisso al 92,3%

I dati del secondo trimestre 2026 parlano chiaro: il tasso fisso rappresenta il 92,3% delle nuove domande di mutuo, contro il 2,8% del variabile. Il Tan medio del fisso a 20-30 anni si attesta al 3,38%, e i tassi sui nuovi mutui — già al 3,91% secondo l'ultima rilevazione Bankitalia — sono destinati a superare il 4% secondo la Federazione autonoma dei bancari italiani. Chi richiede oggi un mutuo lo fa in media per 145.181 euro, su immobili con valore medio di circa 226.000 euro e una durata media di 24 anni e otto mesi.

La BCE alza i tassi: mutui più cari e corsa al fisso per le famiglie italiane
Monete, calcolatrice e grafici su sfondo rosso per l'analisi dei dati finanziari. Foto di Nataliya Vaitkevich su Pexels

Effetti su debito pubblico e imprese

Il rialzo non riguarda solo le famiglie. L'Italia deve finanziare emissioni nette per 173 miliardi di euro nel 2026, su un totale lordo di 528 miliardi. Il costo medio alle emissioni dei titoli di Stato nel 2026 è al 2,81%, in calo rispetto al 3,4% del 2024, ma il ritorno restrittivo della BCE potrebbe invertire questa traiettoria sulle prossime emissioni.

Sul versante delle imprese, il presidente di Confesercenti Nico Gronchi ha criticato la tempistica: "La decisione di aumentare i tassi in una fase di crescita così debole rischia di aggravare le difficoltà dell'economia italiana ed europea. Un ulteriore aumento del costo del credito rischia di frenare investimenti e occupazione proprio quando sarebbe invece necessario rafforzare la fiducia e sostenere la domanda interna."

Quanto vale ancora il variabile?

Il calcolo è diretto: il vantaggio complessivo del variabile sul fisso si è già ridotto del 44,6% — da 12.000 a 6.650 euro sull'intera durata del mutuo, secondo Mutuionline [(12.000 – 6.650) / 12.000]. Con un secondo rialzo di 25 punti base, il vantaggio mensile scenderebbe a 15 euro, pari a circa 3.600 euro in vent'anni (15 euro × 12 mesi × 20 anni): una cifra che difficilmente giustifica l'esposizione alle future decisioni di Francoforte.

Per chi deve accendere un mutuo nei prossimi mesi, la vera domanda non è più se il variabile convenga in astratto, ma se il risparmio residuo valga l'incertezza. Con il fisso al 3,38% e Nagel che parla apertamente di luglio, la risposta per la maggioranza delle famiglie italiane sembra già scritta nei numeri.

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Mutui, la scelta di luglio 2026: quanto conviene ancora il variabile dopo la stretta BCE?

Chi oggi deve firmare un mutuo si trova davanti a un bivio più sottile di quanto appaia. I tassi fissi restano stabili, i variabili hanno appena incassato un rialzo e il mercato sconta la possibilità di un'altra stretta entro fine anno. La forbice tra le due opzioni si sta chiudendo, e con essa il premio di rischio che finora ha reso il variabile così attraente. Scegliere bene, in questa fase, significa pesare pochi decimali con conseguenze che durano vent'anni.

Il rialzo BCE di giugno ha già cambiato i conti

L'11 giugno 2026 la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di riferimento di 25 punti base, con effetto dal 17 giugno. Per chi ha un mutuo indicizzato all'Euribor, la traduzione pratica arriverà nelle prossime settimane.

Secondo i dati dell'Osservatorio MutuiOnline.it, a giugno il TAN medio del fisso è sceso al 3,26% (dal 3,38% di maggio), mentre il variabile nelle prime settimane del mese era al 2,53%. Dopo il rialzo BCE, il TAN medio variabile salirà al 2,78%: la forbice tra i due tassi passa così da 73 a 48 punti base.

Su un mutuo ventennale da 150.000 euro, la rata variabile sale da 797 a 815 euro, con un aumento di 18 euro al mese. Resta più bassa della rata fissa (851 euro), ma il vantaggio mensile si riduce da 54 a 36 euro. Il risparmio totale sugli interessi, che fino a ieri sfiorava i 13.000 euro sull'intera durata del finanziamento, scende a circa 8.500 euro.

Lo scenario peggiore: un altro rialzo entro fine anno

"Gli analisti prevedono un possibile ulteriore rialzo dei tassi BCE di 25 punti base entro fine anno", spiega Matteo Favaro, COO & Managing Director Financial Product di MutuiOnline.it. "In questo scenario, il TAN medio dei mutui variabili salirebbe al 3,03%, riducendo il divario con il fisso a soli 23 punti base. La differenza sulla rata di un mutuo ventennale da 150.000 euro sarebbe di 17 euro (834 contro 851), rendendo il variabile meno vantaggioso rispetto al passato."

Due grattacieli di vetro in un canyon urbano al tramonto con linee di tendenza dorate e monete d'oro, tassi dei mutui e scenari BCE
Nel luglio 2026 la forbice tra fisso e variabile si chiude dopo la stretta BCE, e scegliere il mutuo giusto significa pesare pochi decimali che durano vent'anni.
ScenarioTAN medio variabileRata mensile (150k€/20 anni)Vantaggio sul fisso (851€)
Pre-rialzo BCE (giugno 2026)2,53%797€54€
Post-rialzo BCE (da luglio 2026)2,78%815€36€
Ipotesi secondo rialzo BCE3,03%834€17€

Il fisso resta competitivo, e la surroga è un'arma

Mentre il variabile si muove al rialzo, il tasso fisso si attesta su livelli "storicamente più che accettabili", con offerte che raggiungono il 3,04% e restano competitive anche nel confronto con gli altri Paesi UE. Il punto non è solo la rata di oggi: è la prevedibilità per i prossimi vent'anni.

C'è un altro elemento che pesa nella scelta. La surroga – il trasferimento gratuito del mutuo presso un altro istituto – non comporta commissioni bancarie né spese notarili per il cliente. Significa che bloccare oggi un fisso non equivale a una condanna irrevocabile: se i tassi dovessero scendere in futuro, si può sempre spostare il finanziamento senza costi. Il variabile, invece, espone subito all'andamento dell'Euribor, che segue fedelmente le mosse della BCE.

Favaro lo dice chiaramente: la surroga "consente di trasferire gratuitamente il mutuo presso un altro istituto qualora in futuro si presentino condizioni più favorevoli". È la rete di sicurezza che rende il fisso attuale una scelta meno definitiva di quanto sembri.

Cosa conviene fare oggi

Il vantaggio residuo del variabile – 36 euro al mese, circa 8.500 euro di interessi risparmiati in vent'anni – non è irrilevante, ma va soppesato contro uno scenario in cui quel margine potrebbe scendere a soli 17 euro mensili e meno di 4.000 euro totali se la BCE alzasse ancora i tassi.

Il fisso al 3,04-3,26% offre una certezza che oggi costa poco: la differenza rispetto al variabile post-rialzo è inferiore a quella che molti mutuatari hanno accettato in passato per proteggersi dall'inflazione e dalla volatilità dei tassi. E con la surroga sempre attivabile, la scommessa sul fisso ha una via d'uscita.

Per chi cerca un mutuo a luglio 2026, il confronto tra le offerte non è un optional: è lo strumento che trasforma qualche decimale di TAN in migliaia di euro risparmiati, qualunque direzione prenda Francoforte nei prossimi mesi.

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Mutui: fisso o variabile? La geografia ora conta più dello spread

Chi oggi deve scegliere un mutuo ha due variabili decisive da incrociare: il tipo di tasso e la regione in cui compra. I dati Bankitalia pubblicati il 30 giugno 2026 mostrano che la geografia pesa sulla rata più di quanto faccia la distanza tra fisso e variabile: in Sicilia il tasso medio tocca il 6%, in Sardegna scende al 2,7%. Un divario di 3,3 punti percentuali che su un capitale di 100.000 euro si traduce in oltre 3.000 euro di differenza nei soli interessi del primo anno, calcolati sui valori ufficiali dell’istituto centrale.

La mappa dei tassi: lo scenario di giugno 2026

Il 6% siciliano non è solo il più alto d’Italia: è più del doppio del 2,7% sardo, che guida la classifica delle regioni convenienti. In mezzo si collocano Lombardia (2,87%) e Lazio (2,86%), appaiate e in linea con i migliori fissi nazionali. I valori, avverte Bankitalia, salgono ancora se si considerano le spese accessorie — istruttoria, commissioni, polizza — che amplificano il gap reale tra regione e regione.

Per chi deve confrontare le offerte, la geografia diventa il primo filtro di convenienza. Un mutuo in Sardegna al 2,7% batte qualunque offerta media nazionale, mentre acquistare in Sicilia a giugno 2026 significa accettare condizioni peggiori persino del variabile puro post-rialzi BCE.

Fisso o variabile? La regione cambia la risposta

In un contesto di tassi ancora volatili, la scelta tra fisso e variabile va tarata sul costo effettivo nella regione di acquisto. In Sicilia, con un tasso medio del 6%, il variabile con spread contenuto può risultare più economico del fisso offerto dalle banche locali — sempre che venga concesso a condizioni altrettanto care. In Sardegna, viceversa, un fisso al 2,7% è un’opportunità rara che blocca il costo per tutta la durata del prestito, rendendo superflua qualunque scommessa sull’Euribor.

Mappa tridimensionale dell'Italia con Sicilia e Sardegna in colori opposti e linee di tendenza divergenti, tassi mutui regionali a confronto
Tra Sicilia e Sardegna corre un divario di 3,3 punti percentuali sui tassi dei mutui, più della differenza tra fisso e variabile.

Chi sta valutando la durata o il loan-to-value non può ignorare questo effetto: la regione d’acquisto può spostare l’ago della bilancia più di un punto di spread. Il confronto tra fisso e variabile va quindi letto dentro la mappa dei tassi territoriali, non solo guardando i differenziali medi nazionali.

Surroga: l’arma per ottimizzare in ogni regione

Un mutuo acceso in una regione costosa non è una condanna. La surroga, che non comporta commissioni bancarie né spese notarili per il cliente, permette di trasferire il finanziamento presso una banca con condizioni migliori, anche fuori regione. Chi ha stipulato in Sicilia a tassi elevati può portare il mutuo su valori allineati alla media nazionale, a patto di agire prima che il rapporto rata/reddito si irrigidisca.

Chi in Sardegna opta per il fisso ottiene un doppio vantaggio: il tasso più basso d’Italia e la protezione da futuri rialzi. Per i siciliani, la surroga verso un fisso nazionale resta la leva di ottimizzazione più potente disponibile oggi.

La scelta del mutuo giusto a giugno 2026 non si gioca solo sul differenziale fisso-variabile. La vera partita si decide sulla mappa regionale dei tassi: chi compra in Sardegna parte avvantaggiato, chi sta in Sicilia deve compensare con la surroga.

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Mutuo 24 giugno: IRS scende al 3,15%, ma Euribor punta al 2,8%

Lo spread tra tassi fissi e variabili si è ristretto a circa 85 punti base il 24 giugno 2026: l'IRS a 20 anni cala a 3,15% (da 3,21%), l'Euribor a 3 mesi scende a 2,303% (da 2,324%). Entrambi i parametri si muovono nella stessa direzione, ma i mercati futures segnalano un Euribor al 2,80% entro il primo trimestre 2027 — quasi mezzo punto percentuale in più rispetto ai livelli attuali. Per chi firma un mutuo oggi, il vantaggio del variabile è reale ma in compressione.

I tassi del 24 giugno: Euribor e IRS in ribasso su tutta la curva

Mercoledì 24 giugno tutti gli indici di riferimento chiudono in calo rispetto alla seduta precedente.

Euribor (parametro per i mutui a tasso variabile):

ScadenzaFixing 24/06Fixing prec.
1 mese2,225%2,242%
3 mesi2,303%2,324%
6 mesi2,614%2,638%
1 anno2,781%2,817%

IRS/Eurirs (parametro per i mutui a tasso fisso):

ScadenzaFixing 24/06Fixing prec.
10 anni2,93%2,98%
15 anni3,09%3,14%
20 anni3,15%3,21%
25 anni3,14%3,19%
30 anni3,10%3,15%

L'IRS a 20 anni ha ceduto 6 punti base in una sola seduta; l'Euribor a 3 mesi 2,1 punti base. La differenza di velocità — il fisso scende più rapidamente del variabile — è il segnale che conta per chi deve scegliere.

Fisso o variabile: lo spread si stringe, ma il variabile risale

La distanza tra il parametro del fisso (IRS 20 anni, 3,15%) e quello del variabile (Euribor 3 mesi, 2,303%), calcolata come differenza tra i due fixing, si attesta a circa 85 punti base — 4 punti in meno rispetto ai 89 del 23 giugno. La compressione è costante da settimane e riflette una BCE che ha alzato il tasso di riferimento nelle ultime settimane, con effetti che si trasmettono ai tassi interbancari con qualche settimana di ritardo.

Aggiornamento tassi Euribor e IRS al 24 giugno 2026
Immagine generata con intelligenza artificiale.

Un differenziale di 85 punti base significa che oggi una rata su base Euribor è inferiore a una su base IRS di circa un punto percentuale. Ma i futures di mercato indicano un Euribor a 3 mesi al 2,80% entro marzo 2027. Se la proiezione regge, lo sconto del variabile si azzera o si inverte prima della fine del primo anno di ammortamento. Non è un caso che oggi il tasso fisso rappresenti circa il 91% delle preferenze degli italiani sul canale online: la certezza della rata nel tempo vale più dello sconto immediato quando il percorso dei tassi punta verso l'alto.

Il variabile ha senso solo per chi ha un orizzonte di rimborso breve — cinque o sette anni al massimo — oppure per chi ritiene che i futures stiano sovrastimando la traiettoria dell'Euribor.

La curva invertita favorisce le durate lunghe

C'è un elemento tecnico rilevante per chi valuta durate estese: la curva IRS è invertita nella parte lunga. L'IRS a 30 anni si ferma al 3,10%, sotto l'IRS a 25 anni (3,14%) e sotto l'IRS a 20 anni (3,15%). Una banca che ancora il tasso di un mutuo trentennale sull'IRS 30 anni parte da una base di costo inferiore rispetto a un prodotto ventennale. Il risultato finale dipende dallo spread applicato dall'istituto, ma il parametro di mercato premia le durate massime.

Questa struttura è particolarmente rilevante per gli under 36, che concentrano il 79% delle richieste su durate superiori a 25 anni (contro il 59% del campione generale), con un LTV medio dell'82% contro il 73% del mercato totale. Elena Molignoni, head of Real estate di Nomisma, ha osservato che "l'andamento dei tassi di interesse si conferma al primo posto" tra i fattori che influenzano la propensione ad accendere un mutuo, "ritenuto 'estremamente importante' dal 32% delle famiglie". Su orizzonti trentennali e finanziamenti alti, ogni decimo di punto sul parametro IRS produce un impatto cumulato rilevante.

Surroga: il momento è ancora favorevole

Per chi ha in corso un mutuo stipulato nel biennio 2022-2023, la discesa dell'IRS mantiene aperta la finestra della surroga. Con un IRS a 20 anni oggi a 3,15% — ai minimi delle ultime settimane — il potenziale di risparmio strutturale su un mutuo di importo rilevante è concreto per chi è ancora ancorato ai tassi più elevati di quell'epoca.

La surroga conviene quando il differenziale tra il vecchio tasso e quello di mercato è sufficiente a coprire le spese di istruttoria e perizia. A questi livelli di IRS, chi è ancora ancorato a un tasso fisso del 2022-2023 superiore al 4% ha ogni ragione per simulare il trasferimento.

Con IRS in discesa e Euribor atteso in risalita verso il 2,80%, il fisso mantiene la sua logica per chiunque scelga oggi — sia alla prima firma, sia in surroga. Il vero discrimine non è la rata del mese prossimo: è il confronto tra il tasso garantito per vent'anni e la traiettoria attesa del variabile nei prossimi quattro trimestri.

Fonti

Spread Btp a 74 punti e rendimenti in calo: quale mutuo conviene

74 punti base tra Btp italiani e Bund tedeschi nella mattinata del 25 giugno 2026 — secondo giorno consecutivo di rialzo dello spread — ma il rendimento dei titoli italiani decennali scende al 3,60%, dal 3,65% del giorno prima. Per chi sta valutando un mutuo, questa distinzione è fondamentale: i tassi fissi bancari non seguono lo spread, ma il livello assoluto dei rendimenti sovrani. E quello, da settimane, scende.

Lo spread sale ma i rendimenti Btp scendono: perché non è la stessa cosa

Spread e rendimenti raccontano storie diverse. Il 25 giugno i Bund tedeschi sono passati dal 2,92% al 2,86%, cedendo sei centesimi di punto. I Btp hanno fatto lo stesso movimento — da 3,65% a 3,60% — ma partendo da un livello più alto, il differenziale si è allargato da 73 a 74 punti base. Il costo del debito italiano non è cresciuto: è il costo del debito tedesco a essere sceso leggermente più in fretta.

La tenuta del differenziale intorno a questa fascia — da quasi due settimane tra 70 e 74 punti, con una chiusura a 72 nella seduta del 24 giugno — riflette due dinamiche opposte: i progressi fiscali italiani, con la riduzione del deficit come filo conduttore dell'attuale legislatura, e la crisi dell'economia tedesca, che ha ridotto la capacità tradizionale dei Bund di attrarre capitali nei momenti di incertezza internazionale.

La settimana di aste ha restituito un quadro solido. Il 24 giugno il Tesoro ha collocato 4,25 miliardi di euro: 2,5 miliardi in Btp Short Term a tre anni (rendimento lordo 2,74%) e 1,75 miliardi in Btp€i a 15 anni (rendimento lordo 2,04%). Entrambe le emissioni hanno registrato un rapporto di copertura superiore a 1,50 — la soglia che separa un'asta positiva da una a domanda debole. Una domanda solida limita la pressione al rialzo sui rendimenti futuri.

Fisso o variabile: i numeri della scelta di giugno 2026

Tasso fissoTasso variabile
Tasso medio sui nuovi mutui (maggio 2026)~3,49%Euribor 3m + spread banca
Euribor 3 mesi (22 giugno 2026)—2,313%
Rata mensile indicativa~954 €~847 €
Quota nuovi richiedenti Q2 202692,3%7,7%

Come avevamo riportato, il tasso medio sui nuovi mutui a tasso fisso ha raggiunto il 3,49% a maggio 2026, con una rata indicativa di circa 954 euro al mese. Il variabile, ancorato all'Euribor a 3 mesi che il 22 giugno quotava 2,313%, produce una rata di circa 847 euro: 107 euro al mese in meno, pari a circa 1.280 euro l'anno.

Spread Btp-Bund in rialzo verso i 74 punti base
Monete d'oro con grafico di borsa e simbolo percentuale. Foto di Nataliya Vaitkevich su Pexels

Questo vantaggio si è ridotto dopo che l'11 giugno 2026 la BCE ha alzato i tassi di 0,25 punti percentuali, portandoli al 2,25%. L'Euribor segue la politica monetaria: con il tasso di riferimento più alto, anche la rata del variabile sale. Il dato del 92,3% di nuovi richiedenti che nel secondo trimestre 2026 ha scelto il fisso riflette esattamente questo calcolo.

La bussola dei rendimenti per scegliere il mutuo

I tassi IRS — quelli che le banche usano per prezzare i mutui fissi — seguono la direzione dei rendimenti sovrani. Come avevamo riportato, l'IRS a dieci anni è già sceso sotto il 3% il 18 giugno 2026, e l'IRS ventennale si attestava al 3,23% il 22 giugno.

La direzione dei dati del 25 giugno è coerente con questo trend. Tra l'apertura del 24 e quella del 25 giugno, il rendimento Btp decennale è calato di 5 punti base in un solo giorno. Se la pressione ribassista sui rendimenti tenesse — e la domanda solida delle aste di questa settimana suggerisce che la spinge in quella direzione — il tasso medio del 3,49% di maggio potrebbe ancora alleggerirsi sui nuovi contratti.

Il confronto europeo aiuta a calibrare il rischio. La Spagna mantiene lo spread a 47 punti base e i Bonos al 3,33% nonostante le tensioni politiche interne; la Francia porta gli Oat al 3,52% con spread a 66 punti base. L'Italia, a 74 punti, paga un premio più alto di Madrid e Parigi, ma la stabilità del differenziale — oscillante tra 70 e 74 punti da quasi due settimane — segnala che gli investitori non stanno richiedendo un premio aggiuntivo per il rischio-Paese.

Per chi ha già un mutuo fisso stipulato a fine 2023, la surroga al tasso attuale offre un risparmio stimato di 93 punti base rispetto al contratto originario: come avevamo calcolato, si parla di oltre 1.000 euro l'anno su un importo medio.

La scelta tra fisso e variabile nel giugno 2026 dipende da un'unica variabile: la BCE alzerà ancora i tassi, o la curva è vicina al picco? I rendimenti Btp in calo e la stabilità dello spread indicano un mercato che sconta una pausa della stretta monetaria. Fino a quel segnale, il fisso al 3,49% offre una protezione sulla rata mensile che il variabile, con Euribor al 2,313% e BCE al 2,25%, non può ancora garantire.

Fonti

IRS in calo, Euribor misto: il 23 giugno il fisso guadagna

Il 23 giugno 2026 l'IRS scende su tutte le scadenze — da 10 a 30 anni — mentre l'Euribor a 3 mesi, 6 mesi e 1 anno salgono di poco. Il parametro di riferimento del tasso fisso si abbassa; quello del tasso variabile si rialza. L'IRS a 10 anni tocca 2,98%, sotto la soglia del 3%, mentre l'IRS trentennale scende a 3,15% — meno dell'IRS ventennale (3,21%): a condizioni di mercato uguali, scegliere un mutuo fisso a 30 anni significa agganciarsi oggi a un parametro di base più basso rispetto a uno a 20 anni. La direzionalità dei due indici — l'uno in calo, l'altro in risalita — sposta l'ago della bilancia verso il tasso fisso.

IRS del 23 giugno: calo su ogni scadenza

L'IRS (Interest Rate Swap) è il tasso di riferimento su cui le banche costruiscono i mutui a tasso fisso. Il 23 giugno cede tra 2 e 3 punti base su ogni orizzonte temporale:

Scadenza IRSFixing 23/06Fixing 22/06
10 anni2,98%3,01%
15 anni3,14%3,17%
20 anni3,21%3,23%
25 anni3,19%3,22%
30 anni3,15%3,18%

La curva IRS mantiene una struttura non lineare: l'IRS trentennale (3,15%) è più basso di quello ventennale (3,21%) e venticinquennale (3,19%). Per chi è in fase di scelta, questo significa che un mutuo fisso a 30 anni parte da un parametro di riferimento inferiore rispetto a uno a 20 o 25 anni — e a parità di spread bancario, la rata mensile risulta costruita su una base più contenuta.

Euribor del 23 giugno: sale sulle scadenze che contano per i mutui

L'Euribor — il tasso interbancario pubblicato ogni giorno dalla European Money Markets Institute e usato come parametro dei mutui a tasso variabile dal 2006 — si muove in direzione opposta sull'orizzonte da 3 mesi in su:

Aggiornamento tassi Euribor ed Eurirs (23 giugno 2026)
Monete, calcolatrice e grafici su sfondo rosso per l'analisi finanziaria. Foto di Nataliya Vaitkevich su Pexels
Scadenza EuriborFixing 23/06Fixing 22/06
1 mese2,242%2,279%
3 mesi2,324%2,313%
6 mesi2,638%2,631%
1 anno2,817%2,809%

L'Euribor a 1 mese scende di 3,7 punti base, ma è una scadenza raramente adottata come parametro contrattuale. Le tre scadenze più diffuse — 3 mesi, 6 mesi e 1 anno — salgono tutte, tra 0,7 e 1,1 punti base. Il segnale è unitario verso l'alto su tutte e tre: chi ha una rata agganciata all'Euribor si aspetti una piccola pressione al rialzo all'aggiornamento di luglio.

Fisso o variabile: lo spread scende a 89 punti base

Confrontando i due parametri principali — IRS a 20 anni (3,21%) e Euribor a 3 mesi (2,324%) — lo spread teorico tra la base del fisso e quella del variabile è oggi di circa 89 punti base. Il giorno precedente, con IRS ventennale a 3,23% e Euribor 3 mesi a 2,313%, lo spread era di circa 92 punti base: in 24 ore si è ristretto di 3 punti, perché l'IRS scende più di quanto l'Euribor salga.

Questo restringimento ha un impatto pratico per chi deve decidere. Il vantaggio del variabile sul fisso si assottiglia: il variabile è ancora il parametro di base più basso, ma il margine si erode. Chi valuta una surroga verso il tasso fisso trova un mercato dei tassi fissi in discesa, dove ogni punto base guadagnato dall'IRS si riflette direttamente sulle offerte bancarie.

Sui dati del 23 giugno 2026, IRS in calo e Euribor in risalita dicono la stessa cosa a chi deve ancora scegliere: il fisso è più competitivo di ieri, e il variabile lo è un po' meno.

Fonti

Mutuo fisso o variabile: dopo il rialzo BCE conviene il variabile

Dopo il rialzo dei tassi BCE dell'11 giugno 2026, il mercato dei mutui italiani mostra un divario netto: scegliere il tasso variabile invece del fisso vale oggi 107 euro di risparmio al mese. Un vantaggio consolidato dalla seconda metà del 2025, che il rialzo da 0,25 punti percentuali — portando il tasso di riferimento al 2,25% — non ha ribaltato.

Rata mensile: 847 euro contro 954

Con il rialzo già incorporato nei calcoli, la rata mensile di un mutuo a tasso variabile è di 847 euro, contro i 954 euro del tasso fisso. La differenza è 107 euro al mese, circa 1.284 euro all'anno.

Tasso variabileTasso fisso
Rata mensile847 €954 €
Differenza mensile–107 €+107 €

A inizio 2024 la situazione era capovolta: il variabile costava quasi 200 euro al mese in più rispetto al fisso. La rotta si è invertita nel corso del 2025 e il rialzo di giugno non ha cambiato il segno del confronto.

Scegliere il fisso è una scommessa sui tassi futuri

Chi sceglie oggi il tasso fisso paga un premio immediato. Fabio Femiani, responsabile di idealista/mutui Italia, è esplicito: chi opta per il fisso «deve essere consapevole di pagare un 'premio di polizza' immediato di oltre 100 euro al mese rispetto al variabile, scommettendo su uno scenario di tassi a lungo termine ancora più severo o su fiammate inflazionistiche che la curva IRS sta già ampiamente anticipando».

Variabile vs fisso dopo l'aumento dei tassi BCE: cosa conviene scegliere
Illustrazione che mostra una casa e il concetto di mutuo immobiliare con il calcolo degli interessi applicati. Foto di Monstera Production su Pexels

Non è una scelta irrazionale: è razionale solo se si prevede che i tassi saliranno ancora in modo deciso. La curva IRS — che determina il prezzo dei mutui fissi — incorpora già le attese di mercato sull'inflazione. Pagare il premio del fisso significa scommettere su qualcosa di peggiore di quello che i mercati già scontano.

Mutui Consap: il fisso sparisce (e poi torna)

Per i giovani che accedono al credito tramite i mutui con garanzia Consap, la scelta è più condizionata. L'impennata dell'indice IRS ha spinto alcune banche a ridurre o sospendere l'offerta a tasso fisso per questo prodotto, lasciando attiva solo l'opzione variabile. Come spiega ancora Femiani, «il 'blocco' avviene quando i tassi non sono sostenibili per gli istituti di credito. Diversamente, ogni opzione torna disponibile».

Chi ha già un mutuo fisso sottoscritto in passato può valutare la surroga: come avevamo riportato, un contratto siglato a dicembre 2023 al 4,42% può oggi essere trasferito al 3,49%, con un risparmio di 93 punti base.

Il vantaggio del variabile è reale, ma va calibrato sulla propria capacità di assorbire eventuali rialzi futuri. La domanda che Femiani lascia aperta — come reagirà la BCE se l'inflazione salirà più del previsto — è esattamente il rischio che il tasso fisso copre. Chi lo sceglie oggi sa già quanto paga: 107 euro in più al mese come prezzo esplicito di quella copertura.

Fonti

IRS 22 giugno 2026 in calo: trentennale fisso sotto il ventennale

Gli indici IRS del 22 giugno 2026 segnano ribassi su tutte le durate e producono un dato che chi valuta un mutuo fisso non dovrebbe ignorare: l'IRS a 30 anni (3,18%) scende al di sotto di quello a 20 anni (3,23%) e a 25 anni (3,22%). La durata lunga ha oggi una base-rate inferiore alla media — un dato che ribalta l'assunto per cui il trentennale costi sempre più del ventennale. Sul fronte variabile, l'Euribor a 3 mesi lima 1,7 punti base e si ferma a 2,313%.

Euribor del 22 giugno: segnali misti tra le scadenze

L'Euribor a 3 mesi, il parametro più usato per indicizzare i mutui variabili, scende di 1,7 punti base rispetto alla sessione precedente e si ferma a 2,313%. Va nella direzione opposta l'Euribor a 1 anno, che sale di 2 punti base a 2,809%, allargando la forbice tra le scadenze brevi e lunghe dello stesso indice. L'Euribor a 6 mesi chiude a 2,631% (da 2,622%); il mensile rimane quasi fermo a 2,279%.

Euribor22/06/2026Sessione prec.
1 mese2,279%2,278%
3 mesi2,313%2,330%
6 mesi2,631%2,622%
1 anno2,809%2,789%

IRS in ribasso: trentennale fisso sotto ventennale e venticinquennale

Gli IRS — gli indici usati come base per i mutui a tasso fisso — arretrano su tutte le durate. Il decennale perde 4 punti base a 3,01%; il ventennale scende da 3,27% a 3,23%; il trentennale cede 3 punti base e si porta a 3,18%. Il risultato è che l'indice di riferimento per un mutuo a 30 anni è 5 punti base inferiore a quello per 20 anni e 4 punti base inferiore al venticinquennale: a parità di spread bancario applicato dalla banca, la durata più lunga abbassa la base-rate.

Aggiornamento tassi Euribor e IRS del 22 giugno 2026
Composizione di carta ritagliata raffigurante una casa, un agente immobiliare e la scritta 'mutuo'. Foto di Monstera Production su Pexels
IRS / Eurirs22/06/2026Sessione prec.
10 anni3,01%3,05%
15 anni3,17%3,20%
20 anni3,23%3,27%
25 anni3,22%3,25%
30 anni3,18%3,21%

Fisso o variabile: lo spread al 22 giugno 2026

Prendendo l'Euribor a 3 mesi (2,313%) come riferimento variabile e l'IRS a 20 anni (3,23%) come base fissa per la durata più comune, lo spread tra i due indici vale circa 92 punti base. Per il trentennale il differenziale scende a 87 punti base (IRS 30Y 3,18% − Euribor 3M 2,313%), il più basso tra le durate medie e lunghe. Il quindicennale offre lo spread più contenuto in assoluto: 86 punti base (IRS 15Y 3,17% − Euribor 3M 2,313%).

Chi ragionasse sull'Euribor a 1 anno come parametro di indicizzazione (2,809%), il divario rispetto all'IRS a 30 anni si restringe ulteriormente a 37 punti base. A queste condizioni, la protezione dalla variabilità dei tassi ha un costo di base molto ridotto.

Chi valuta la surroga da variabile a fisso trova nel trentennale la base-rate più vantaggiosa tra le durate lunghe: 3,18% contro 3,23% del ventennale. A parità di spread bancario e importo, la durata maggiore riduce ulteriormente la rata mensile rispetto al ventennale fisso.

Il confronto diretto tra IRS a 30 anni (3,18%) e IRS a 20 anni (3,23%) dimostra che allungare la durata del mutuo fisso non significa accettare un tasso-base più alto: la scelta della durata è oggi, sui soli indici, anche una leva concreta di ottimizzazione del costo.

Fonti

Tasso ABI al 3,49%: fisso o variabile, come orientarsi sul mutuo

Il tasso medio sui nuovi mutui casa ha segnato il 3,49% a maggio 2026, due centesimi in più rispetto ad aprile secondo i dati ABI. L'aumento è contenuto, ma arriva mentre l'Euribor sale e la BCE ha modificato i tassi di riferimento. Chi deve scegliere o rinegoziare un mutuo oggi si trova tra due dinamiche in tensione: la certezza della rata fissa contro il potenziale risparmio mensile del variabile.

Fisso o variabile: dove conviene a giugno 2026

Il tasso fisso domina le nuove richieste: secondo le simulazioni pubblicate da la Repubblica il 22 giugno 2026 (fonte), nel secondo trimestre 2026 il 92,3% dei nuovi richiedenti lo ha preferito al variabile. La struttura degli indici aiuta a capire perché: il tasso IRS a 10 anni è sceso sotto il 3% il 18 giugno, portandosi vicino al livello dell'Euribor. Quando lo spread tra fisso e variabile si riduce, il costo aggiuntivo della certezza della rata diventa più sostenibile.

Il variabile garantisce una rata più bassa — a titolo illustrativo, circa 76 euro al mese in meno su un mutuo da 180.000 euro a 20 anni, secondo le simulazioni di la Repubblica (scenario indicativo basato sulle offerte censite al 22 giugno 2026; la cifra varia in funzione di LTV, durata residua e istituto) — ma porta con sé il rischio di oscillazioni. L'Euribor ha già guadagnato 34 centesimi rispetto a febbraio 2026, incorporando la variazione dei tassi BCE. Chi sceglie il variabile oggi scommette su una svolta che, nelle parole dell'ABI, resta solo "tendenziale".

Tassi sui mutui in rialzo, ABI di maggio al 3,49%
Coppia giovane esamina e firma documenti immobiliari. Foto di Anastasia Shuraeva su Pexels

Surroga: i conti tornano per i mutui del 2023

Per chi ha sottoscritto un mutuo a dicembre 2023, con il tasso medio al 4,42%, surrogare oggi all'attuale 3,49% significa 93 punti base di risparmio, come avevamo già riportato. La matematica funziona soprattutto per i contratti a tasso fisso stipulati ai massimi: quasi un punto percentuale di differenza si traduce in un risparmio significativo sulla rata mensile. L'operazione comporta costi — istruttoria, perizia, atti notarili — che vanno confrontati con il beneficio atteso sulla durata residua.

Prospettive: BCE, pace e inflazione

Gianfranco Torriero, vicedirettore generale vicario dell'ABI, prevede "una tendenziale riduzione rispetto ai livelli massimi registrati a maggio". Il fattore geopolitico pesa: "Se viene mantenuta una situazione di pace ne risentiranno positivamente le condizioni generali", ha sottolineato. Sul piano macro, le attese sull'inflazione a un anno sono calate dal 4,5% al 2,6%, avvicinandosi al target BCE del 2%. Un calo così marcato delle aspettative riduce la pressione su nuovi rialzi.

Per chi firma a giugno 2026, il fisso al 3,49% protegge da ulteriori strette; il variabile conviene solo a chi può sostenere il rischio di un Euribor ancora in salita.

Fonti

Mutuo fisso o variabile: cosa scegliere dopo il rialzo BCE

Il rialzo di 25 punti base deciso dalla BCE l'11 giugno 2026 — primo aumento in dodici mesi — ha riaperto il confronto che ogni compratore di casa affronta: tasso fisso o variabile? Il mercato ha già risposto: nel secondo trimestre 2026 il 92,3% delle nuove richieste ha scelto il fisso. Non è una reazione emotiva: è un calcolo razionale che i numeri di giugno 2026 supportano con precisione.

Fisso contro variabile: lo spread che cambia tutto

Come avevamo riportato, l'Eurirs a 30 anni — l'indice di riferimento dei mutui fissi — il 18 giugno 2026 si attestava al 3,14%, mentre l'Euribor a 1 anno era al 2,748%. Lo spread tra i due è di soli 39 punti base: un differenziale storicamente contenuto, che riduce il vantaggio del variabile a numeri gestibili.

Tasso fissoTasso variabile
Indice di riferimentoEurirs 30 anniEuribor 1 anno
Livello (18 giu 2026)3,14%2,748%
Rata più alta su 100.000 €+28 €/mese—
Rata più alta su 180.000 €/20a+76 €/mese—

La rata variabile resta meno cara — di 28 euro al mese su un mutuo da 100.000 euro, di 76 euro su uno da 180.000 euro a 20 anni. Il risparmio, però, si è già ridotto da 40 a 28 euro sui 100.000; e la BCE ha dimostrato di saper tornare a muoversi al rialzo.

Tassi BCE in rialzo: le rate dei mutui tornano a salire
Donna che scrive su un blocco note accanto a scatole di cartone durante un trasferimento abitativo. Foto di Ketut Subiyanto su Pexels

Il caso concreto: 124.000 euro a Mantova

I dati di Facile.it e Mutui.it sulle domande di mutuo in provincia di Mantova tra gennaio e maggio 2026 offrono un banco di prova realistico. L'importo medio richiesto è 124.258 euro — decima posizione in Lombardia, circa 47.400 euro in meno rispetto a Milano (171.680 euro, prima in regione).

Su un finanziamento tipo di 124.000 euro a 25 anni con copertura del 70% del valore dell'immobile, il rialzo BCE si traduce in circa 16 euro al mese in più sulla rata variabile. Non un salasso, ma non un numero ignorabile per chi ha 38 anni — l'età media dei richiedenti mantovani — e magari un reddito unico. Per questa fascia, la certezza della rata vale spesso il piccolo costo aggiuntivo del fisso.

Surroga e rinegoziazione: la finestra del ciclo discendente è chiusa

La surroga — il trasferimento del mutuo a condizioni migliori — aveva guadagnato terreno nel periodo di discesa dei tassi. Nel 2025 era già scesa al 4,5% del totale degli atti notarili: chi voleva approfittare dei minimi lo ha già fatto.

Il tasso medio sui nuovi mutui a maggio 2026 era al 3,49%: superiore ai minimi recenti, ma ancora lontano dai picchi del biennio precedente. Per chi ha un mutuo variabile in essere, la rinegoziazione diretta con la propria banca — meno visibile della surroga, ma più rapida — resta uno strumento concreto da esplorare prima di prendere decisioni. Per chi firma oggi, il fisso al 3,49% non è economico in senso assoluto, ma compra stabilità in un ciclo che, dopo il primo rialzo in dodici mesi, punta nella direzione sbagliata per chi ha scelto il variabile.

Fonti

IRS a 3,14%: oggi il mutuo fisso a 30 anni costa come il 15 anni

L'IRS a 30 anni è sceso a 3,14% il 18 giugno 2026, allineandosi esattamente al 15 anni: una convergenza insolita che rende il mutuo fisso lungo oggi praticabile senza il tradizionale sovrapprezzo di tasso. L'Euribor a 1 anno, parametro di riferimento per il variabile, si attesta nel frattempo a 2,748%. Per chi è ancora indeciso tra fisso e variabile — o valuta una surroga — questa configurazione merita attenzione.

IRS in calo su tutta la curva: il fisso si fa più accessibile

I tassi IRS hanno ceduto terreno nelle sessioni del 17 e 18 giugno 2026:

ScadenzaIRS 18 giu 2026IRS 17 giu 2026Variazione
10 anni2,97%2,99%−2 bp
15 anni3,14%3,15%−1 bp
20 anni3,19%3,21%−2 bp
25 anni3,18%3,21%−3 bp
30 anni3,14%3,17%−3 bp

Il calo più marcato si registra alle scadenze 25 e 30 anni (−3 punti base ciascuno). Ma è la struttura della curva il dato davvero rilevante per chi sceglie: l'IRS a 30 anni (3,14%) è identico al 15 anni e si posiziona addirittura sotto il 20 anni (3,19%) e il 25 anni (3,18%). In condizioni normali le scadenze più lunghe implicano tassi progressivamente più alti per remunerare il rischio; questa configurazione quasi-invertita sulle durate intermedie è quindi una finestra di opportunità concreta. Allungare il mutuo da 15 a 30 anni — riducendo in modo significativo la rata mensile — non comporta oggi alcun costo aggiuntivo in termini di tasso di riferimento.

Euribor: segnali misti, ma il variabile tiene ancora

L'Euribor ha mostrato dinamiche divergenti il 18 giugno 2026:

Aggiornamento tassi Euribor e IRS (17-18 giugno 2026)
Composizione di carta raffigurante agente immobiliare, casa e il termine mutuo. Foto di Monstera Production su Pexels
ScadenzaEuribor 18 giu 2026Euribor 17 giu 2026
1 mese2,285%2,246%
3 mesi2,386%2,417%
6 mesi2,606%2,607%
1 anno2,748%2,759%

Il Euribor a 1 mese è salito da 2,246% a 2,285% (+3,9 punti base), mentre le scadenze a 3, 6 mesi e 1 anno hanno registrato flessioni contenute. L'Euribor a 1 anno — il parametro più usato per le revisioni periodiche dei mutui variabili — scende di 1,1 punti base, fermandosi a 2,748%.

Fisso o variabile: il confronto a metà giugno 2026

Con IRS 30 anni al 3,14% e Euribor 1 anno al 2,748%, lo spread tra i due parametri di riferimento è di 39 punti base (3,14% − 2,748% = 0,392 punti percentuali). Le banche aggiungono poi il proprio spread commerciale a entrambi i parametri per determinare il TAN finale: il margine a favore del variabile è reale, ma si è ulteriormente assottigliato rispetto ai mesi precedenti.

Come abbiamo riportato dopo il rialzo BCE dell'11 giugno 2026 di 25 punti base, il vantaggio mensile del mutuo variabile sul fisso era già sceso a 28 euro su un mutuo da 100.000 euro a 20 anni. Il calo dell'IRS nelle due sessioni di metà giugno comprime ulteriormente quel margine dal lato dei tassi fissi.

Per chi ha già un mutuo variabile in essere e valuta la surroga, la finestra di metà giugno è concreta: il fisso di riferimento si trova ai livelli più bassi del mese su tutte le durate. Per chi richiede un nuovo mutuo, la scelta tra 15 e 30 anni si gioca oggi quasi esclusivamente sulla capienza della rata — non più sul tasso. Con l'IRS piatto tra queste due scadenze, scegliere la durata più lunga non ha un costo in termini di punto percentuale: ha solo il costo degli interessi aggiuntivi accumulati nel tempo più lungo, che è una variabile che ogni mutuatario può quantificare con esattezza prima di firmare.

Fonti