Mutuo fisso o variabile dopo il rialzo BCE: i numeri per scegliere

Il vantaggio del mutuo variabile sul fisso si è ridotto del 30% (da 40 a 28 euro mensili) in un solo giorno, mentre il risparmio cumulato sui 20 anni è sceso da circa 12.000 a 6.650 euro (–45%). Dopo il rialzo BCE dell'11 giugno 2026, chi ha un finanziamento da 100.000 euro a 20 anni risparmia 28 euro al mese scegliendo il variabile invece del fisso. Se entro fine anno arrivasse il secondo rialzo da 25 punti base ipotizzato dagli analisti, quel margine scenderebbe a soli 15 euro — e la convenienza del variabile sarebbe quasi azzerata.

Il confronto tra fisso e variabile: i numeri aggiornati

Il TAN medio del variabile è passato dal 2,58% al 2,83% dopo la decisione di Francoforte. Il fisso resta al 3,38%. Su un finanziamento da 100.000 euro a 20 anni, la rata del variabile è salita da 534 a 546 euro al mese; il risparmio cumulato sull'intera durata del piano è sceso da circa 12.000 a 6.650 euro.

ScenarioTAN variabileRata mensile (100.000 €, 20 anni)Vantaggio mensile vs fissoRisparmio totale (20 anni)
Prima del rialzo2,58%534 €40 €~12.000 €
Dopo il rialzo 11 giugno2,83%546 €28 €~6.650 €
Ipotesi secondo rialzo~3,08%559 €15 €~3.650 €

Il fisso a 3,38% genera una rata di circa 574 euro per lo stesso importo e durata — derivata direttamente dal differenziale indicato dai dati del 12 giugno 2026 — senza variazioni qualunque cosa decida la BCE.

Da segnalare che Facile.it riporta offerte attuali di mutuo fisso con un TAN del 3,20%, inferiore al 3,38% di media di mercato: la forbice tra variabile e fisso potrebbe quindi essere ancora più contenuta per chi confronta attivamente le proposte degli istituti.

BCE alza i tassi di 25 punti base: impatto sulle rate dei mutui
Un documento finanziario con i tassi di interesse su tavolo in legno. Foto di RDNE Stock project su Pexels

Quanto pesa davvero la durata del piano

Un secondo rialzo da 25 punti base ridurrebbe il risparmio cumulato del variabile da 6.650 a 3.650 euro nell'arco di vent'anni — una contrazione del 45% rispetto allo scenario attuale, per appena 15 euro di vantaggio mensile residuo. La durata amplifica ogni rialzo perché gli interessi aggiuntivi si accumulano mese dopo mese per anni, non per settimane.

Roberto Savona, professore di Economia degli intermediari finanziari all'Università degli studi di Brescia, osserva che «con uno spread sopra Euribor/Irs come quelli attuali la differenza tra tasso fisso e variabile è relativamente contenuta e forse varrebbe la pena scegliere un tasso fisso, nell'obiettivo di assicurarsi contro probabili ulteriori rialzi».

Per chi ha già un mutuo variabile: surroga e rinegoziazione

Per chi ha già un variabile in corso, due strumenti concreti possono cambiare il profilo di rischio del finanziamento: la rinegoziazione con la propria banca e la surroga, ossia il trasferimento del mutuo a un altro istituto di credito. Entrambe consentono di bloccare un tasso fisso prima che ulteriori rialzi erodano ulteriormente il margine di convenienza. La valutazione cambia in base al capitale residuo, alla durata rimanente e all'evoluzione della situazione reddituale.

Matteo Favaro, direttore operativo di MutuiOnline.it, sottolinea che «il vantaggio oggi ancora favorevole al mutuo variabile rispetto al fisso è destinato a ridursi, rendendo ancora più importante una valutazione attenta del proprio profilo finanziario».

La vera domanda non è quale tasso sia più basso oggi: è quanti rialzi il proprio budget familiare riesce ad assorbire senza tensioni. Con il fisso fermo al 3,38% e il variabile già a 2,83%, una sola mossa della BCE porta i due prodotti a soli 15 euro di distanza mensile — e a quel punto, la certezza della rata fissa vale probabilmente la differenza.

Fonti

Click to rate this post!
[Total: 0 Average: 0]

Leave a Reply