Mutui, tasso fisso sopra 4%: fisso o variabile, cosa conviene oggi

Il tasso fisso sui mutui ha appena superato la soglia del 4%, e chi deve accendere un finanziamento per la casa si trova davanti a un bivio scomodo: bloccare subito il tasso o rischiare con il variabile. Con il mercato che prezza un possibile rialzo a settembre, la finestra per le offerte migliori potrebbe chiudersi in fretta.

Quanto costa la sicurezza del tasso fisso oggi

Prendiamo il caso concreto di un mutuo trentennale da 200.000 euro. Con uno spread dello 0,75% sul variabile e dello 0,50% sul fisso, i numeri parlano chiaro:

TipologiaRata gennaio 2025Rata luglio 2026Variazione
Tasso variabile887 €841 €-46 €
Tasso fisso820 €917 €+97 €

A luglio 2026 il fisso costa 97 euro in più al mese rispetto al variabile. Su base annua parliamo di oltre 1.100 euro di differenza. In sei mesi la situazione si è ribaltata: a gennaio il fisso era più economico di 67 euro.

La scelta non è scontata. Chi opta per il variabile oggi risparmia, ma si espone a quello che il mercato già prezza: un Euribor in rialzo, con la prospettiva di ulteriori aumenti che potrebbero erodere il vantaggio accumulato.

Perché settembre potrebbe cambiare i conti

La BCE ha lasciato i tassi fermi il 23 luglio 2026 — tasso sui depositi al 2,25%, operazioni di rifinanziamento al 2,40%, prestiti marginali al 2,65% — ma il mercato guarda già al 10 settembre, data della prossima riunione.

Le tensioni in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi energetici spingono l’inflazione, e la BCE ha esplicitamente dichiarato di seguire "con attenzione l’intensità e la durata dello shock". Tradotto: un nuovo rialzo è possibile, e le banche stanno già incorporando questa aspettativa nei tassi IRS su cui costruiscono le offerte a tasso fisso.

Linee di tendenza divergenti sopra una casa moderna, tassi mutui fissi e variabili in rialzo sopra il 4%
Con il tasso fisso tornato sopra il 4%, la scelta tra fisso e variabile sui mutui non è mai stata così delicata.

Il Codacons parla di "quiete prima della tempesta", ricordando che a maggio 2026 il tasso effettivo sui mutui rilevato da Bankitalia aveva già raggiunto il 3,96%. Con i listini dei carburanti in salita, una nuova spirale inflazionistica colpirebbe direttamente le rate di milioni di famiglie.

Surroga e rinegoziazione: le armi per correggere la scelta

Chi sceglie oggi non è inchiodato per trent’anni. La surroga resta lo strumento principe per spostare il mutuo su un tasso più favorevole senza costi notarili. Chi oggi prende un variabile e tra sei mesi vede l’Euribor schizzare può sempre valutare il passaggio al fisso, se le condizioni IRS lo permettono.

Vale anche il contrario: bloccare oggi un fisso sopra il 4% e surrogare appena i tassi scendono. Il punto critico è la tempistica. Con i mercati che prezzano un rialzo BCE a settembre, chi attende rischia di trovare condizioni peggiori sia sul fisso sia sul variabile.

L’analisi: quanto costa davvero la paura

Con i numeri delle fonti possiamo fare un calcolo concreto. La differenza di 97 euro mensili tra fisso e variabile su un mutuo da 200.000 euro trentennale equivale al 10,6% della rata fissa (97/917). È il premio assicurativo che paghi per dormire tranquillo: oltre 1.100 euro l’anno.

Visto da un’altra angolazione: il variabile ti regala oggi quasi una mensilità e mezza in meno all’anno rispetto al fisso. Il risparmio accumulato in 12 mesi copre oltre una mensilità e mezza. La scommessa è che l’Euribor non salga abbastanza da erodere questo vantaggio prima che tu possa eventualmente surrogare.

Chi ha un loan-to-value basso e un reddito che assorbe senza patemi un aumento di rata ha poco da guadagnare dal fisso a questi prezzi. Chi invece ha margini stretti e un mutuo appena acceso a 30 anni, con i tassi che tornano a salire, potrebbe trovare nei 97 euro di premio mensile un investimento ragionevole in prevedibilità.

Fonti

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