In Italia il costo di un mutuo cambia fino a 0,36 punti percentuali a seconda della regione: dal 2,70% della Sardegna al 3,06% della Sicilia. Per chi sta per firmare, la scelta del prodotto giusto passa oggi da un doppio confronto: quello territoriale sui tassi medi e quello tra tasso fisso, variabile e condizioni accessorie.
La classifica regionale dei tassi: il divario Sicilia-Sardegna vale 36 punti base
La Sicilia è la regione con il tasso medio più alto sui prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni (3,06%), mentre la Sardegna è la più conveniente (2,70%). Il divario è di 0,36 punti percentuali, pari a 36 punti base. Considerando un mutuo da 100.000 euro, lo spread tra le due isole equivale a circa 360 euro di interessi in più nel primo anno per chi compra in Sicilia; in termini mensili, sempre ipotizzando un calcolo a interesse semplice e senza ammortamento del capitale, sono circa 30 euro al mese di soli interessi in più nel primo anno.
| Regione | Tasso medio mutuo |
|---|---|
| Sicilia | 3,06% |
| Veneto | 2,96% |
| Abruzzo | 2,92% |
| Molise | 2,92% |
| Puglia | 2,92% |
| Umbria | 2,91% |
| Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige | 2,90% |
| Toscana, Campania | 2,88% |
| Lombardia, Calabria, Friuli-Venezia Giulia | 2,87% |
| Lazio | 2,86% |
| Emilia-Romagna | 2,84% |
| Liguria | 2,82% |
| Marche | 2,80% |
| Basilicata | 2,77% |
| Sardegna | 2,70% |
Le differenze territoriali dipendono dal rischio di insolvenza valutato dalle banche, dalla concorrenza locale tra istituti e dalla domanda di finanziamenti sul mercato immobiliare. Nel Mezzogiorno, in media, le condizioni economiche meno favorevoli si traducono in tassi protettivi più alti.
Un calcolo derivato dalla tabella offre una prospettiva aggiuntiva: la media aritmetica semplice dei 20 tassi regionali riportati è circa 2,88% (somma dei valori divisa per 20, senza ponderazione per numero di mutui o popolazione). Questo dato, ricavato direttamente dai numeri delle fonti, colloca Toscana e Campania (2,88%) esattamente sulla media semplice, mentre Lombardia, Calabria e Friuli-Venezia Giulia (2,87%) si posizionano appena sotto. La media semplice non coincide con la media nazionale effettiva, ma aiuta a capire se una regione è sopra o sotto il baricentro della classifica.
Fisso o variabile: cosa dicono i dati di giugno 2026
Per chi deve scegliere ad agosto 2026, il confronto tra fisso e variabile va fatto a partire dai dati ufficiali disponibili. A giugno 2026 il TAEG sui nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni è sceso al 3,95%, dal 3,96% di maggio. La quota di nuovi mutui con periodo di determinazione iniziale del tasso fino a 1 anno — la componente più vicina al variabile — è salita al 19,9%, dal 18,7% del mese precedente: il variabile resta una scelta di minoranza, ma in leggera crescita.
Un confronto tra le fonti rivela una piccola ma significativa divergenza: Sky TG24 attribuisce al Veneto e all’Abruzzo un tasso del 29,6% per il Veneto (evidente refuso per 2,96%) e non distingue chiaramente l’Abruzzo dal Veneto nell’inciso; QuiFinanza e Tgcom24, invece, riportano correttamente 2,96% per il Veneto e 2,92% per Abruzzo, Molise e Puglia. La discrepanza è con ogni probabilità un errore tipografico, ma segnala un rischio concreto: quando si confrontano serie regionali, i refusi giornalistici possono distorcere la percezione. Il lettore dovrebbe sempre verificare i valori su almeno due fonti indipendenti prima di assumere una decisione.
Senza dati aggiornati su Euribor e IRS nelle fonti disponibili, la convenienza tra fisso e variabile non si può ridurre a una cifra unica. Il fisso offre protezione da eventuali rialzi; il variabile può risultare più economico in partenza ma espone all’andamento dei tassi. La scelta va incrociata con la durata del finanziamento, il loan-to-value, la possibilità di surroga o rinegoziazione e con le condizioni accessorie indicate nel TAEG.
Oltre il TAN: il TAEG e le spese accessorie decidono la convenienza reale
Il TAEG sui nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni è sceso al 3,95% a giugno 2026 (dal 3,96% di maggio). Include spese di istruttoria, commissioni e polizze assicurative: per questo è il parametro più affidabile per confrontare due offerte, più del solo tasso nominale regionale.
Un collegamento tra dati che nelle fonti compaiono separati: il TAEG medio nazionale (3,95%) supera di 0,89 punti il TAN medio della Sicilia (3,06%) e di 1,25 punti quello della Sardegna (2,70%). Poiché il TAEG include le voci accessorie, questo scarto suggerisce che, anche nella regione con il TAN più alto, le spese di istruttoria, le commissioni e le polizze possono aggiungere quasi un punto percentuale al costo annuo effettivo rispetto al solo tasso nominale. Attenzione: si tratta di un confronto tra grandezze non direttamente sovrapponibili (il TAEG è nazionale, il TAN è regionale), ma l’ordine di grandezza indica che trascurare le condizioni accessorie può vanificare un vantaggio territoriale.
Un mutuo in Sardegna con TAN medio del 2,70% può diventare meno conveniente di uno in Lombardia al 2,87% se le spese accessorie sono più alte. La mappa della Banca d’Italia, quindi, è un punto di partenza, non un verdetto. Va letta insieme al TAEG e alle condizioni specifiche della banca.
Da agosto 2026, inoltre, la garanzia pubblica del Fondo Prima Casa è stata estesa alle persone con disabilità permanente e ai nuclei nei quali convive da almeno due anni un figlio, figlia, fratello o sorella con disabilità permanente secondo la legge 104. In questi casi il Fondo copre il 50% della quota capitale del finanziamento, percentuale che sale fino all’80% con ISEE non superiore a 40.000 euro annui. Resta il tetto generale per cui l’importo del mutuo assistito dalla garanzia non può superare 250.000 euro. Una leva che può ridurre il rischio per la banca e rendere più accessibile il mutuo, indipendentemente dalla regione.
Come usare la classifica per scegliere il mutuo
La scelta del mutuo giusto ad agosto 2026 non si esaurisce nel confronto tra tassi regionali. Chi acquista in Sicilia parte da una media del 3,06%, ma può trovare offerte a tasso fisso migliori, mentre chi compra in Sardegna deve verificare se il vantaggio territoriale regge anche sul TAEG e sulle polizze collegate. Il confronto tra fisso e variabile va incrociato con la propria tolleranza al rischio: il variabile può risultare più conveniente in partenza ma dipende dall’Euribor, mentre il fisso offre protezione dalla volatilità dei tassi.
Un’ulteriore implicazione concreta emerge incrociando i dati sui tassi con quelli di genere: nel Mezzogiorno la quota di prestiti concessa a donne è 18,4%, inferiore alla media nazionale del 20,1%, mentre quella degli uomini è 34,9% in linea con la media. Le fonti riportano questi dati separatamente dai tassi regionali, ma il collegamento è plausibile: nelle aree dove il rischio percepito è più alto e i tassi salgono, l’accesso al credito tende a essere più selettivo, e le categorie con redditi o garanzie più deboli possono risultare penalizzate. Non è una causalità dimostrata, ma un segnale per chi negozia: rafforzare la propria posizione reddituale o richiedere la garanzia del Fondo può essere decisivo per ottenere condizioni migliori.
La mappa della Banca d’Italia, con la Sardegna al 2,70% e la Sicilia al 3,06%, è un termometro utile per negoziare, ma la convenienza reale si misura sul costo complessivo del finanziamento. Prima di firmare, trasformate i tassi regionali in un confronto su TAEG, spese e garanzie: i 30 euro al mese di differenza tra le due isole sono solo la parte visibile di un costo che può variare molto di più a seconda delle condizioni accessorie.
Fonti
Indice dei Contenuti
