L’aggiornamento dei tassi di giovedì 9 luglio 2026 consegna ai mutuatari un quadro schizofrenico: l’Euribor sale su tutte le scadenze, mentre l’IRS scende o resta fermo. Il risultato pratico è una forbice tra mutuo fisso e variabile che continua a comprimersi, e chi oggi deve firmare un finanziamento casa si trova davanti a un bivio dove la scelta non è più scontata come lo era fino a pochi mesi fa.
L’Euribor a 1 anno — parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile — ha toccato il 2,813%, in deciso rialzo dal 2,737% del fixing precedente. Sul fronte opposto, l’IRS a 10 anni — indice guida per i fissi — è sceso a 3,13% dal 3,15%. Mentre il primo spinge le rate dei variabili verso l’alto, il secondo raffredda il costo dei nuovi fissi. È esattamente il meccanismo che sta assottigliando il differenziale tra le due opzioni.
I numeri del 9 luglio: cosa è successo ai tassi di riferimento
I dati pubblicati dall’Osservatorio Tassi di MutuiOnline.it mostrano un movimento unidirezionale per l’Euribor: tutte le scadenze in rialzo. Ecco il dettaglio:
| Scadenza Euribor | Fixing 9/07/2026 | Fixing precedente | Variazione |
|---|---|---|---|
| 1 mese | 2,259% | 2,252% | +0,007 |
| 3 mesi | 2,378% | 2,353% | +0,025 |
| 6 mesi | 2,605% | 2,567% | +0,038 |
| 1 anno | 2,813% | 2,737% | +0,076 |
Sul versante IRS, il movimento è opposto: calano tutte le scadenze tranne il 30 anni, che resta inchiodato a 3,29%.
| Scadenza IRS | Fixing 9/07/2026 | Fixing precedente | Variazione |
|---|---|---|---|
| 10 anni | 3,13% | 3,15% | -0,02 |
| 15 anni | 3,29% | 3,30% | -0,01 |
| 20 anni | 3,34% | 3,35% | -0,01 |
| 25 anni | 3,33% | 3,34% | -0,01 |
| 30 anni | 3,29% | 3,29% | invariato |
Il balzo più significativo è quello dell’Euribor a 1 anno (+0,076 punti percentuali in un solo giorno), che da solo basta a far scattare un campanello d’allarme per chi ha un variabile in ammortamento o sta pensando di accenderlo.
Fisso o variabile? Il confronto con i TAN medi di giugno
Per capire cosa significhino questi numeri nella pratica, basta incrociarli con i TAN medi rilevati a giugno 2026: il tasso fisso medio si attesta al 3,26%, mentre il variabile è al 2,78%. Meno di mezzo punto percentuale separa le due opzioni.
Un divario che fino a un anno fa superava il punto percentuale e che oggi, con l’Euribor in crescita e l’IRS in contenimento, si è quasi dimezzato. Tradotto in rata: su un mutuo da 100.000 euro a 30 anni, la differenza mensile tra un fisso e un variabile è ormai contenuta in poche decine di euro.
Le offerte rilevate l’11 luglio lo confermano: Banco di Desio e della Brianza propone un fisso con TAN al 3,10% e rata mensile da 427,02 euro. Banco di Sardegna e BPER Banca offrono TAN al 3,20% con rata da 432,47 euro. Sono condizioni che, fino a qualche trimestre fa, erano appannaggio quasi esclusivo dei variabili.
Cosa significa per chi deve scegliere (o cambiare) mutuo
Chi oggi è in fase di istruttoria ha davanti uno scenario in cui il premio di sicurezza del tasso fisso — il sovrapprezzo che si paga per blindare la rata contro futuri rialzi — è ai minimi. Con l’Euribor a 1 anno già al 2,813% e in tendenza rialzista, il variabile parte da una base più alta rispetto al passato e offre un risparmio iniziale che si sta assottigliando.
Per i mutui già in essere, la surroga diventa uno strumento tattico: passare da un variabile a un fisso oggi costa poco in termini di spread, e con l’IRS a 3,13% sui 10 anni si può strappare un TAN competitivo. Anche la rinegoziazione con la propria banca merita un tentativo, specie se il contratto in essere è stato firmato quando i fissi viaggiavano sopra il 3,5%.
Il dato chiave è questo: se a giugno il TAN medio variabile era 2,78% e quello fisso 3,26%, il differenziale è di appena 0,48 punti percentuali. Considerando che l’Euribor a 1 anno ha guadagnato quasi 8 centesimi in una sola seduta e ha invertito il trend al ribasso già dal 7 luglio scorso, il sorpasso del variabile sul fisso non è più un’ipotesi teorica ma uno scenario concreto che potrebbe materializzarsi entro l’autunno.
Per chi ha un orizzonte temporale lungo e un loan-to-value nella media, il fisso oggi offre una protezione a un prezzo storicamente basso. Per chi invece punta a estinguere in tempi più brevi o ha margine per assorbire oscillazioni di rata, il variabile resta un’opzione, ma con un vantaggio di partenza che si sta erodendo giorno dopo giorno.
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